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Candidato sindaco di Milano e mobilità: cosa dovrebbe impegnarsi a fare


Articolo postato il: 08/03/2016
Autore: Enrico Engelmann

L'argomento mobilità dovrebbe uno degli argomenti all'ordine del giorno nella campagna elettorale per le prossime elezioni comunali milanesi. Come già spiegato in precedenza (Crisi economica e mobilità), la mobilità, privata e pubblica, è un fattore essenziale per la crescita economica.
Purtroppo se ne sente parlare poco e male. Certo si tratta di un argomento meno coinvolgente rispetto ad altri, quali la sicurezza e il decoro. Probabilmente perché è un argomento più complesso, che vede la presenza di rapporti di causa effetto a più livelli, cosicché gli effetti delle varie misure che possono venire prese sono spesso controintuitivi, oppure di segno opposto a seconda che si consideri il breve o il medio e lungo termine. E, si sa, la gente è più sensibile a ciò che ha effetti immediati, rispetto a ciò che ha effetti dopo vari mesi, se addirittura vari anni.

Eppure la mobilità è essenziale, anche perché ridurre la mobilità ha ripercussioni anche su tutte le altre problematiche della città. Ad esempio sulla sicurezza: chiudere al traffico una strada porta quasi sempre ad aumentare i periodi della giornata in cui in essa vi sarà un flusso di persone è ridotto. E ciò va a detrimento della sicurezza.
Per quanto riguarda la sinistra, dopo 5 anni di gestione Pisapia, non si può nutrire nessuna speranza (ed è un eufemismo!). L'attuale giunta ha ostacolato in ogni modo la mobilità privata e ha trascurato quella pubblica. Spinta da furore ideologico, su questo terreno perfettamente funzionale ad un più concreto, ma meno confessabile, classismo, ha creato ogni tipo di intralcio a chi deve spostarsi con un mezzo motorizzato. Ponendo le preferenze di chi ha come unica preoccupazione la passeggiatina domenicale in bici e la birretta serale con gli amici al di sopra delle esigenze di chi si deve spostare in città per lavorare e produrre ricchezza, ha dimostrato di non avere nessun rispetto per chi lavora e di essere interessata a tutelare unicamente gli interessi di chi vive di rendita.
Bisogna quindi necessariamente guardare alle altre forze politiche.

Per cosa dovrebbe impegnarsi il nostro candidato sindaco ideale?
Il candidato sindaco che ci piacerebbe poter votare dovrebbe abbracciare un totale cambio di paradigma, rispetto alla giunta attuale. Egli, come già accennato, dovrebbe partire dal presupposto che la mobilità, anche e soprattutto quella privata, è un bene da tutelare e favorire, non un problema, un'occasione per aumentare le entrate del comune o un vizio da reprimere.
Sulla base di ciò deriverebbe in maniera naturale tutto il resto.
Per capire quanto sia assurdo il modo con cui la politica si è rapportata fin qui al problema della mobilità, basti fare il confronto con il traffico di dati in internet. Rispetto agli inizi di internet, la quantità di dati scambiata in rete è aumentata enormemente. E nessuno si sognerebbe di vedere in ciò un fatto negativo! Anzi! In linea con tale aumento di dati scambiati, si quindi passati dal modem 56k all'ISDN, poi all'ADSL. E adesso si sta diffondendo la fibra ottica.
Se nei confronti del traffico dati in rete si fosse seguita lo stesso approccio che in tanti cercano (con successo, purtroppo) di imporre per il traffico cittadino delle persone e delle merci, le cose sarebbero andate diversamente! La banda si satura? Invece di pensare ad una connessione più veloce, si sarebbe aumentato il costo del traffico, introducendo qualche bella tassa ad hoc! Magari si sarebbe vietato l'invio di più di tot email al giorno, oppure con allegati più pesanti di un tot!
E così, invece di potere adesso tutti usufruire di tutto su internet, la rete sarebbe rimasta un lusso per pochi, quelli con abbastanza mezzi economici da poter superare tutti gli ostacoli creati al suo uso dalla politica.

Ecco quindi che il candidato sindaco ideale dovrebbe impegnarsi ad affrontare il problema della mobilità con lo stesso spirito con cui si è affrontato il problema dello scambio dati in rete!
  • Non esiste il problema traffico che va ridotto, ma il problema mobilità che va aumentata. Il traffico è solo il sintomo, non la malattia! Se c'è traffico vuole dire che la richiesta di mobilità non può venire soddisfatta come sarebbe necessario e il sistema va in sofferenza.
  • La domanda che ci si deve porre è quindi: come migliorare/potenziare l'offerta di mobilità?
  • Si deve partire dal presupposto (in particolare alla luce dei costi legati all'utilizzo di un mezzo a motore proprio) che la gente non è scema, e di regola, se usa l'auto o la moto è perché le serve. Se si vogliono meno auto, bisogna migliorare l'offerta di alternative, non intralciare l'uso dell'auto.
  • La necessità di mobilità non è comprimibile. Se si riduce la possibilità di accedere ad una zona della città, l'effetto a medio e lungo termine è inesorabilmente quello di indurre le attività produttive a spostarsi altrove.
  • I diversi mezzi di trasposto rispondono ad esigenze diverse: la gente, se non a breve termine, tende inesorabilmente a scegliere quello più conveniente e in linea con le sue esigenze. Lo spazio da riservare ai vari tipi di mezzi deve rispecchiare la richiesta, e non viceversa!/li>

Va sottolineato che un approccio del genere non è niente altro che un approccio liberale, sulla base del quale l'amministrazione è al servizio del cittadino e non viceversa.
L'opposto, quindi, dell'approccio eminentemente ideologico della giunta attuale, in base al quale l'ideologia decide cosa è giusto e cosa è sbagliato, e poi le leggi servono per imporre ai cittadini di allinearsi alla visione ritenuta giusta. (Anche se poi, come accennato, l'ideologia diventa poi spesso soprattutto il paravento dietro cui nascondere il fatto che alle massa le scelte imposte sono semplicemente quelle più in linea con le esigenze e le preferenze delle elite al comando, la ricca borghesia radical chic, nel caso specifico di Milano).

A livello pratico, in che misure dovrebbe tradursi questa inversione di impostazione?
  • Andrebbero eliminate tutte le misure che limitano la mobilità privata introducendo costi parassitari. In particolare andrebbero eliminate l'Area C e la sosta a pagamento (se non forse in centro di giorno).
  • >Andrebbero riaperte al traffico privato molte delle ztl create nel corso degli ultimi anni (a cominciare da Piazza Castello, la zona pedonale più assurda e demenziale di tutte) e che hanno, nella maggior parte dei casi portato solo a creare o zone dormitorio eleganti nella migliore delle ipotesi o zone desertificate e degradate nella peggiore (Salva una ragazza dallo stupro e gli immigrati lo accoltellano, caso accaduto nella una volta frequentatissima corso Como, ormai zona che vive di ricordi).
  • Andrebbero riallargate molte strade assurdamente ristrette, così da eliminare code e ridurre tempi di percorrenza.
  • Andrebbe abbandonata la politica delle piste ciclabili senza se e senza ma. Checché se ne dica la bicicletta è e rimarrà sempre un mezzo adatto solo a pochi privilegiati. Privilegiati sia per le ridotte esigenze di mobilità sia per la buona salute, indispensabile per poter usare tale mezzo. Va sottolineato che NESSUNO ha l'esigenza di usare la bicicletta (l'uso della bicicletta riflette sempre una scelta dettata da personale convenienza e comodità, non da necessità), mentre TUTTI, prima o poi, hanno necessità di poter contare su un mezzo a motore, fosse anche solo l'ambulanza per andare in ospedale!
    La politica relativa alle piste ciclabili andrebbe ripensata completamente, anche alla luce del fatto che i ciclisti spesso manco le usano anche quando sono presenti (cosa che, invece, per legge, dovrebbero fare). La costruzione di nuove piste ciclabili andrebbe subordinata ad un'attenta analisi costi benefici, anche alla luce del fatto che chi le usa sono proprio coloro che contribuiscono di meno alla loro costruzione e mantenimento. Alcune piste ciclabili andrebbero semplicemente eliminate (ad esempio, ma è solo una, quella in viale Marche, pericolosa, poco usata e causa di ingorghi: La pista ciclabile di viale Marche: tanto per congestionare un po'!). Le piste ciclabili andrebbero relegate alle strade secondarie e realizzate in modo da eliminare quanti più spazi di parcheggio possibile, già insufficienti a Milano.
  • Le corsie preferenziali andrebbero implementate solo dove hanno un senso: se su una corsia preferenziale passa un mezzo ogni 15 minuti, vuole dire che per tutto il resto del tempo tutto lo spazio che occupa viene totalmente sprecato. Considerando la mancanza di spazi a Milano, è un lusso che non ci si può permettere!
    Le corsie preferenziali andrebbero poi aperte al traffico negli orari notturni, in cui i mezzi non vi passano proprio.
    Da notare l'ipocrisia della giunta attuale, che a parole le considera una cosa importante, salvo poi eliminare una delle corsie preferenziali più utili e sensate (anche perché non andava a incidere sul traffico privato, ma anzi permetteva di snellirlo): quella davanti alla Triennale. Eliminata perché? Per far posto ad una elefantiaca pista ciclabile utilizzata da quattro gatti e del tutto inutile, considerato che costeggia il Parco Sempione, accessibile da sempre e con sicurezza alle biciclette.


Bike Sharing e Car Sharing
In linea con l'assunto che la gente non è scema e conosce meglio di un oscuro burocrate le proprie esigenze e meglio di lui è in grado di valutare come soddisfarle nel migliore dei modi, il Comune dovrebbe lasciare alla libera impresa privata e al mercato la nascita e la diffusione di nuove forme di mobilità. Se bike sharing e car sharing rappresentano nuove forme vantaggiose di mobilità, ciò deve essere sulla base della libera scelta dei cittadini, non sulla base del fatto che l'amministrazione prima sequestra i diritti dei cittadini e poi lei rende nuovamente accessibili (a pagamento) solo a chi sottoscrive determinati servizi (privati).
E' chiaro che se il Comune permette solo alle auto del car sharing di accedere a determinate aree della città o di muoversi in determinati giorni, in spregio ad ogni argomento reale (Blocco circolazione privata come modo per favorire le aziende di car sharing), poi un numero maggiore di cittadini utilizzerà il car sharing! Ma questo non perché offre dei vantaggi in più, ma solo perché obbligata!
Lo stesso vale per i bike sharing, le cui stazioni vengono spesso realizzate in modo da eliminare il massimo numero possibile di posti di parcheggiare e senza che si sia mai ben capito se il Comune (ovvero i cittadini) ci rimettono o no!

Multe
In accordo con una concezione liberale delle istituzioni pubbliche, le multe non vanno più considerate come un'entrata da aumentare al massimo (e da mettere nei preventivi di bilancio), ma solo e unicamente come un mezzo per dissuadere i cittadini dal compiere azioni dannose per gli altri fruitori delle strade.
Quindi, il cittadino non va messo nelle condizioni di non poter rispettare il codice della strada, in modo avere sempre una riserva di multe potenziali (ovvero di entrate aggiuntive) disponibili, ma al contrario bisogna fare in modo che chi non vuole infrangere il codice della strada non sia mai obbligato a farlo.
Le multe per divieto di sosta rappresentano una vera piaga, a Milano! Rispetto a tale argomento, va sottolineato che la mancanza di spazi per parcheggiare a norma (come minimo di sera e di notte) è da imputare solo e soltanto alla politica. Come ampiamente illustrato nell'articolo La balla delle troppe auto a Milano, il numero delle auto a Milano è diminuito del 20% negli ultimi venti anni. Quindi, se alla sera non trovate posto tornando a casa, la colpa non è delle "troppe auto", ma del fatto che le varie amministrazioni hanno eliminato troppi posti per parcheggiare. Senza questa cattiva politica, almeno di sera e di notte i problemi di parcheggio sarebbero un ricordo!

Vi sarebbe anche altro da dire, ma se vi fosse un candidato disposto a impegnarsi per portare avanti i punti sopra elencati, sarebbe già così il nostro candidato perfetto!
I candidati che si rifanno al centro destra, Stefano Parisi e Nicolò Mardegan, ovvero i candidati che rappresentano l'alternativa al disastrosa amministrazione di sinistra attuale, sono impegnati a sottoscrivere questo articolo, o almeno parti importanti di esso?Per adesso abbiamo sentito poco e poco in linea con quanto sopra.
Parisi si è espresso per il ritorno alla formula ecopass, ovvero per eliminare l'elemento ideologico e la lasciare l'elemento classista (dato che verrebbero favoriti tutti coloro che sono in grado di disporre di un mezzo up to date). Del resto, la scusa dell'inquinamento sappiamo poi tutti essere appunto solo e soltanto una scusa e che traffico e inquinamento sono problemi del tutto diversi (www.arcipelagoareac.it). Quindi la formula Ecopass è sciocca e ingiustificata tanto quanto la formula AreaC!
Più che altro non abbiamo sentito nessuno affrontare il problema mobilità in maniera organica, sulla base di considerazioni generali che vadano al di là dell'inseguire il consenso spicciolo sul singolo problema.
Ma la campagna elettorale è ancora agli inizi! Lasciamo quindi ancora un po' di tempo ai candidati per esprimere una posizione compiuta e ragionata, prima di esprimere un giudizio!

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