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L'eliminazione degli EXPO Gate come occasione per imporre l'ideologia ecotalebana


Articolo postato il: 16/09/2016
Autore: Giovanni Seregni

Commento all'articolo del Giornale Expo Gate, via alla gara per smontarlo in 3 mesiL'articolo originale è comparso sotto forma di post sulla pagina FB Piazza Castello e la nostra Milano non sono una fiera arancione
Dopo lo smontaggio dei truogoli dell'EXPO GATE il comune penserà alla ENNESIMA "riqualificazione" PEDONALE DEFINITIVA con l'ennesima gara di progetti e trovate.
Sono ormai anni che ci straziano con le loro pensate su Piazza Castello.
E il motivo è semplice, Piazza Castello è il simbolo dell'arroganza comunale che deve vincere su tutto senza possibilità di replica.
Maran, presentò come dato di fatto il progetto con le famose sedie sdraio e i primi centomila euro di "preventivo sommario", al CAM Garibaldi.
Niente discussioni né repliche, a giorni avrebbero cominciato a mettere paletti.
Così fecero, a nulla valsero le proteste. Per Maran era importante dare un esempio del potere assoluto della giunta, che si manifestava spudoratamente con l'abolizione di una zona di traffico dove la sua convivenza col parco, con lo spazio Gate, e gli altri ampi spazi pedonali della piazza non dava assolutamente problemi.
In più, non bastasse, era già stata approvata nei piani di viabilità, con i lavori al via, la ciclabile che gira attorno al Castello.
Nel complesso, col piano della Giunta Moratti tutto avrebbero potuto continuare a convivere nel migliore dei modi, biciclette comprese.
Con la pedonalizzazione misero in crisi mezza città, facendo cadere nel disastro soprattutto il traffico che gravita su Foro Bonaparte, e le conseguenti zone annesse di arrivo.
Ma per il comune è stato un importante atto di guerra ai veicoli, al concetto stesso di mobilità che supporta Milano e il suo sviluppo privato (quello vero, non certo le loro "Via Padova è meglio di Milano").
Poi, il Comune, per mantenere a tutti i costi una pretesa nuova "finalizzazione" della Piazza, lanciò subito iniziative balorde, pensate appositamente per scatenare i residenti: le famose bancarelle puzzolenti e affumicanti proprio davanti alla Torre del Filarete, col concorso criminale dell'approvazione della Soprintendenza.
Lo scopo?
Toglierle più tardi, scusandosi come se fossero state un imprevisto, e ottenere così il plauso dei cagnolini del Comitato Residenti e del CDZ, che si trovavano finalmente liberati dal degrado improvviso sotto la loro finestra, e ne furono felici e contenti.
Purtroppo a Milano la gente si infuria solo per il suo cortile, altrimenti del resto se ne infischia. E a maggior ragione lo fecero gli obnubilati residenti, a cui interessava solo sbarazzarsi di fumo, puzza e rumore.
Ma il Comune stava in realtà depistando dal problema vero, l'assurda pedonalizzazione che andava invece mantenuta.
Poi, per giustificarla, ne inventarono di tutti i colori, buttando soldi e cementando cordoli e stupidaggini nella Piazza un po' dovunque (per esempio con lo pseudo concorso che attribuirono a Nevicata 14, dichiarato dal Comune spudoratamente vincitore, anche se aveva perso la consultazione pubblica).
Ora leggiamo che il Comitato Residenti addirittura appoggia l'ennesimo bando. Ragazzi non c'è storia, ci siamo bevuti il cervello, Milano non riesce a capire in che tipo di regime sciocco, irrispettoso dei diritti, della storia, dell'ambiente, dell'urbanistica ragionata, siamo caduti con queste giunte a misura del popolo pecora della ZERO CULTURA che corre ai concertoni e al food nazional popolare. Che poi di nazionale ha proprio poco, scusate mi correggo, food global-etnico popolare. Anche le tradizioni sono un nemico da abbattere.
E per farlo continuano a buttare soldi in questo loro monumento all'appiattimento culturale verso il basso della città, alla sua trasformazione in arena festaiola fantozziana, all'intralcio alle vere attività vitali, alle quali la mobilità efficiente e privata è indispensabile, mobilità che coesisteva pacificamente con l'ambiente e col parco e con le aree pedonali già esistenti. Attività simbolo della nostra città dinamica, testimonianze di un tempo qualificato, colto e produttivo che si fa sempre più lontano. E tutto questo mentre altrove in città corre l'emergenza, con gente che dorme, urina, e caga per strada.

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