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Commento alla biciintervista di Pisapia


Articolo postato il: 28/01/2014
Autore: Enrico Engelmann



Non si può che definire surreale l'intervista (in ginocchio, va da sé) che Pisapia si è fatto fare trasportato in giro per il centro su un improbabile trabbicolo e accompagnato da due altri giovanotti in bicicletta che riprendono il tutto da due angolature aggiuntive (il trabbicolo è dotato anche di videocamera rivolta verso gli occupanti).
Ad una prima lettura l'intervista sembra rappresentare il solito evento autoreferenziale per incensarsi un po' presso il proprio elettorato, accattivandoselo con un po' dei soliti slogan e delle solite balle, fra cui quella che il traffico e l'inquinamento si sono ridotti grazie alle misure prese dalla sua giunta, facendo implicitamente riferimento in particolare all'AreaC, nominata poco prima.
Una parte non piccola dell'intervista viene poi dedicata alla vicenda SEA, sulla quale non voglio però addentrarmi, perché non è il campo in cui sono più esperto.
In realtà, facendo attenzione ai dettagli e a quello che viene detto fra le righe, ci si rende conto che tale piccola intervista contiene molti più messaggi. Messaggi da prendere sul serio, perché politicamente molto importanti e per la verità anche minacciosi.
Elenchiamo prima i fatti, ovvero ciò che viene detto e fatto:

Sostanzialmente il messaggio che Pisapia vuole mandare è triplice.
Da una parte vuole ribadire presso lo zoccolo duro del suo elettorato (ecotalebani, ciclisti ideologici e radical chic vari) che lui è con loro, che loro sono in cima ai suoi pensieri e che continuerà ad andare incontro alle loro richieste, anche a costo di aggravare il dissesto del bilancio.
Dall'altra si lava la coscienza degli scarsi risultati ottenuti, scaricando la colpa sugli altri, ovvero i milanesi troppo conservatori, le giunte precedenti, l'Europa (strano non abbia nominato la Merckel). Allo stesso tempo egli si sente già certo di impossessarsi del comando dell'intera futura Area Metroplitiana. E in questo ambito promette ai suoi sostenitori di portare avanti le politiche che a costoro stanno tanto a cuore. Insomma, forse a Milano non si è fatto abbastanza, ma state comunque con me, che adesso, quando sarò a capo dell'intera Area Metropolitana farò molto di più!
Infine manda avvertimenti minacciosi a tutti coloro che non lo sostengono: agli automobilisti in primis, i suoi nemici giurati (sottolinea quelli privati, perché se pagano alle società di car sharing il giusto compenso, allora sono salvi e evitano la dannazione). Per il sindaco, i bravi ciclisti il rispetto delle regole lo devono solo ai pedoni, NOTARE!
In generale, facendosi intervistare proprio durante una situazione in cui viene deliberatamente infranto più volte il codice della strada, Pisapia sta mandando un avvertimento ai suoi sostenitori e al contempo agli altri cittadini, quelli che non lo appoggiano, in cui dice chiaramente: "La città è nostra. Chi sta con noi può fare quello che ci pare senza preoccuparsi delle leggi e delle regole! Degli altri, di quelli che non stanno con noi, invece, ce ne sbattiamo altamente! Al più, se ci andrà di farlo, verranno tollerati nella misura in cui si adegueranno a quello che decideremo noi."
Pisapia fa in effetti venire in mente il comportamento degli arabi in occasione della conquista del loro impero in Asia Minore e in Nord Africa: dall'alto della loro autoproclamata superiorità religiosa, essi permettevano ai seguaci delle altre due religioni monoteiste di continuare a professare la loro religione. Ma solo come cittadini di serie B, e solo dietro di una tassa speciale.
Allo stesso modo Pisapia pretende di poter tollerare coloro che non la pensa come lui solo a condizione costoro siano disposti ad accontentarsi delle libertà che lui benignamente decide di concedere loro!
Sarebbe il caso che l'opposizione prendesse una posizione adeguata riguardo a questa performance del nostro sindaco e dei messaggi che egli ha voluto mandare tramite essa!

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