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Perché va di moda mettere a pagamento la fruizione delle risorse limitate


Articolo postato il: 09/01/2015
Autore: Enrico Engelmann

Da un po' di anni a questa parte, va di moda mettere a pagamento la fruizione di beni pubblici limitati. A Milano ciò vale in particolare per gli spazi per parcheggiare e l'accesso a certe zone della città (AreaC). Le scuse sono ogni volta diverse. Tipicamente si è affermato di voler ridurre l'inquinamento, di voler ridurre il traffico, di evitare che i posti di parcheggio vengano occupati troppo a lungo (davanti agli ospedali), raccogliere risorse per migliorare i mezzi pubblici, quelli più sensibili all'invidia sociale hanno ogni volta affermato che è giusto che chi usa l'auto debba pagare (come se non ci fossero già le tasse e le accise sui carburanti, l'iva sull'acquisto del mezzo e sull'assicurazione, il bollo, i tagliandi vari, i costi della patente, le multe che colpiscono anche i più ligi e altro ancora).

Il motivi veri per cui piace così tanto mettere a pagamento ciò che prima era gratuito sono ben altri. Infatti tutte le ragioni ufficiali non reggono assolutamente il confronto con la realtà. Mettere a pagamento i parcheggi non ha certo ridotto il traffico, ne' ha ridotto l'inquinamento, ne' i mezzi pubblici sono stati potenziati.
Ovviamente un motivo è quello noto, di fare cassa. I comuni, come lo stato, non sono mai sazi di soldi. Per cui si ingegnano sempre per individuare sistemi nuovi per estorcere denaro ai cittadini. Peraltro parcheggi a pagamento e AreaC non vengono conteggiati nelle tasse (lo stesso per le multe, ovviamente), per cui tali misure permettono di far entrare più soldi nelle casse comunali senza fare troppo brutta figura sui mass media.

Ma il motivo della tendenza a mettere a pagamento la fruizione di beni limitati, in particolare lo spazio cittadino, è anche un'altro, più sottile, ed è connesso alla crescente polarizzazione economica delle società occidentali, dove per polarizzazione economica si intende il fatto che il reddito complessivo sia sempre più concentrato su un numero sempre più ridotto di persone. Oppure, in altre parole, il fatto che la differenza di reddito fra i più agiati e la gran massa della popolazione diventa sempre maggiore.

Si consideri al riguardo la seguente figura:



Le aree sotto le curve azzurra e rossa sono uguali. Tale area può venire equiparata al reddito totale complessivo di tutti i cittadini. La curva azzurra descrive il caso di una società poco polarizzata, quella rossa di una società economicamente più polarizzata.
La retta orizzontale gialla corrisponde invece ad un ipotetico prezzo per poter usufruire di un dato bene pubblico limitato (parcheggio, accesso ad una zona della città o altro). Come si può vedere, nel caso di una società poco polarizzata, la retta si trova proporzionalmente ad un livello più alto, rispetto al reddito massimo e, soprattutto, la percentuale di cittadini corrispondenti ad un reddito che si trova sopra la retta è più grande.
Nel caso della società più polarizzata, curva rossa, al contrario, il reddito massimo è molto più alto del livello a cui si trova la retta gialla, anche se il numero di cittadini il cui reddito si trova sopra la retta gialla è più piccolo.

Questo cosa significa? Il punto è che in una società economicamente più polarizzata, a parità di prezzo per usufruire di un bene pubblico limitato, ci sarà una piccola minoranza di persone per le quali il prezzo richiesto sarà proporzionalmente molto piccolo, mentre per la grande maggioranza della gente tale prezzo sarà proporzionalmente più alto, eventualmente inaccessibile.
Al contrario, in una società poco polarizzata, ogni dato prezzo manterrà il bene accessibile ad un numero maggiore di persone, ma ad un prezzo proporzionalmente più alto.

Questo cosa significa? Significa che, in una società economicamente polarizzata, per le elitè dominanti (che ovviamente sono anche messe meglio economicamente) diventa molto attraente mettere a pagamento l'uso di un bene pubblico limitato perché permette, pagando un prezzo proporzionalmente molto piccolo, di poter escludere gran parte della popolazione dall'uso di tale bene, e perciò poterne godere con molto maggiore agio.
Al contrario, in una società economicamente meno polarizzata, il prezzo che anche le elitè dovrebbero pagare sarebbe proporzionalmente più alto, e al contempo porterebbe ad una minore riduzione del numero di coloro che ambirebbero comunque ad usare il bene. Quindi, proporzionalmente esborso maggiore per una risultato minore.

Riassumendo, l'introduzione di pedaggi e tariffe può essere interpretata come il tentativo da parte dei privilegiati di diventare ancora più privilegiati, accentuando a livello pratica le disuguaglianze economiche già presenti.
Tali misure vanno perciò respinte doppiamente, sia perché, come già spiegato altrove (Crisi economica e mobilità), assolutamente dannose per l'economia, sia perché eticamente assolutamente indifendibili.

Vedere anche Gini coefficient: The Gini coefficient (also known as the Gini index or Gini ratio) (/dʒini/ jee-nee) is a measure of statistical dispersion intended to represent the income distribution of a nation's residents, and is the most commonly used measure of inequality.








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