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Vuoti i sessanta posti Tibaldi, il Comune «dimentica» il parcheggio Nel quartiere ci sono Consiglio di zona, comando dei vigili e ufficio dell'anagrafe. Due consiglieri sono entrati: «Occupazione simbolica»

Articolo del: 14/02/2008
Autore: G. San.

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Il parcheggio è finito. Tempi rispettati. Duecentosessanta cittadini hanno avuto e usano il loro box. Anche il Comune ha ricevuto la sua parte di lavori, in tempo e in regola. Sessanta posti auto all'aperto lungo viale Tibaldi, vicino al consiglio di Zona 5. Solo che Palazzo Marino, quei parcheggi all'interno di un giardino ben curato e col prato all'inglese, non li usa. Perché? Poco chiaro. La più probabile delle scuse: burocrazia. Il risultato è che da un oltre un anno quello spiazzo resta deserto. Anche se nel quartiere, tra consiglio di Zona, comando dei vigili e ufficio dell'anagrafe, di quei parcheggi ci sarebbe un bisogno vitale.
La storia dei parcheggi interrati di Milano, quelli che il sindaco Albertini ha sbloccato per contrastare «l'emergenza traffico», ha prodotto spesso ritardi, proteste, ricorsi, prezzi saliti insieme alla lentezza dei lavori. In viale Tibaldi la situazione è opposta: «Società e imprese costruttrici hanno fatto perfettamente il loro dovere — attaccano Aldo Ugliano, consigliere comunale del Pd, e Maurizio Baruffi, consigliere dei Verdi — e hanno consegnato al Comune ciò che era stato chiesto per poter costruire il parcheggio: 60 posti auto per uso pubblico. Solo che il Palazzo Marino sembra essersene dimenticato. È inaccettabile».
Storia che va avanti da oltre un anno, dice l'opposizione. Interrogazioni in consiglio di Zona, richiesta continua di informazioni. Risposte: una serie di «vedremo», «ci siamo quasi», «al più presto sarà tutto risolto». Per questo ieri, di fronte all'ingresso bloccato da un paio di transenne, su un lenzuolo c'era scritto: «Parcheggio inutilizzato da oltre un anno. Comune sveglia!! ». I consiglieri Baruffi e Ugliano sono entrati comunque con le proprie auto: «Un'occupazione simbolica », spiegano. E aggiungono che viale Tibaldi «è un esempio di come i parcheggi vanno costruiti dove ce n'è davvero bisogno, e se si rispettano le regole si fa un servizio alla città. Ma in questo caso è il Comune a essere smemorato».

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