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Nasce la tassa del passo carraio
al Comune frutterà 2,5 milioni
Negozi e condomini dovranno pagare un canone annuale a Palazzo Marino. Il denaro incassato
servirà per coprire le spese di rimozione delle auto in divieto. Protesta il Pdl: ennesimo balzello

Articolo del: 19/11/2011
Autore: ORIANA LISO

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Il regolamento che ne stabiliva la gratuità risale a undici anni fa. Ora, però, si cambia: i passi carrabili di condomini, uffici, negozi, fabbriche, villette dovranno pagare il canone per l’occupazione di suolo pubblico (Cosap), in base alle dimensioni del portone di accesso dei veicoli agli stabili e alla distanza dal centro. Una decisione che la giunta ha preso ieri all’interno del progetto complessivo di revisione di quel canone. A Milano sono registrati circa 34mila passi carrabili che — in base al regolamento comunale — pagano solo una piccola imposta di bollo e vengono autorizzati con procedure molto semplici.

Con la modifica di quel regolamento, che dovrà essere approvata dal Consiglio comunale entro metà dicembre, le cose cambieranno. Per tutti, anche se con criteri proporzionali: pagheranno più le attività commerciali e industriali, un po’ meno le abitazioni, non influiranno le dimensioni dello stabile né il numero di abitanti ma soltanto quelle del passo carrabile stesso. Quindi: un condominio di quattro piani e venti appartamenti in zona semicentrale pagherà il suo ingresso di quattro metri 400-500 euro l’anno (20-25 euro a famiglia), un’attività commerciale nella stessa zona pagherà tra i 600 e i 750 euro. Il Comune conta di incassare da questa nuova tassa circa 2,5 milioni in un anno, andando così a coprire — come ha spiegato ieri l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso — anche le spese per la rimozione delle
auto in divieto di sosta proprio davanti ai passi carrabili: ogni anno sono circa 16mila gli interventi della polizia locale.

Un nuovo esborso, quello dei passi carrabili, che bisognerà far digerire ai milanesi. D’Alfonso, per il momento, assicura che, con le variazioni della Cosap anche sui dehors di bar, negozi e simili «è stato introdotto un criterio che rende giustizia ai cittadini, con un risarcimento alla collettività per il mancato utilizzo di spazi pubblici»: dovrebbe portare 810 milioni in più in cassa rispetto ai 28 attuali, e avere anche effetti diversi, con aumenti in centro e ribassi in periferia. Con il nuovo regolamento la città verrà divisa in 55 microzone con un indice fatto in base al valore urbanistico, al giro di turisti, alla copertura di mezzi pubblici e servizi. Il canone avrà coefficienti diversi a seconda delle attività. Pagherà anche chi occupa più di mezzo metro quadro per distribuire materiale pubblicitario e freepress e sarà prevista una tariffa anche per una parte delle piazzole del carico e scarico merci. Restano esentate le occupazioni per i set di film che promuovono Milano e si abolisce la “tassa sull’ombra” che i commercianti pagano per la proiezione sui marciapiedi delle tende solari (che permetteva di incamerare quasi 2 milioni l’anno).

Banco di prova della nuova Cosap potrebbero essere gli Oh bej Oh bej: ieri sono stati assegnati i 434 banchi intorno al Castello, degli altrettanti venditori esclusi circa un centinaio andranno al cavalcavia Bussa, mentre per gli abusivi la parola d’ordine è tolleranza zero. Con le nuove tariffe, quindi, un banco di 12 metri quadri costerà 120,82 euro al giorno contro i 57,13 dell’attuale tariffario. Protesta su tutta la linea Giacomo Errico, presidente dell’Apeca, l’associazione degli ambulanti: «Perseverare è diabolico, l’assessore non ci ha neanche consultati, non possiamo accettare aumenti spropositati: lunedì ci riuniremo e decideremo se entrare in agitazione». E anche il consigliere Pdl Riccardo de Corato attacca: «I commercianti scaricheranno questo costo sui milanesi, è l’ennesimo prelievo della giunta delle tasse».

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