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Commercianti: no all'isola pedonale di Chinatown

Articolo del: 15/05/2008
Autore: Gerardo Fiorillo

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I commercianti imprecano, i residenti esultano. Potremmo sintetizzare così lo stato d’animo di chi lavora e vive a Chinatown all’indomani della decisa accelerazione di Palazzo Marino, che ha dato il via libera all’isola pedonale nel quartiere Sarpi. Da settembre stop alle auto e spazio a un salottino per pedoni, off limits per il carico e lo scarico della merce. Come una bastonata per i grossisti cinesi che popolano la zona, in attesa di un trasferimento tutto da decifrare. Gratosoglio, Lacchiarella, Locate Triulzi: allo stato sono solo ipotesi di trasloco, nulla più.




Ciò che colpisce, invece, è il mal di pancia manifestato dai pochi commercianti italiani del quartiere. L’area pedonale, a detta di molti esercenti scettici, metterà in ginocchio gli incassi. Il motivo? La chiusura delle vie al traffico e l’impossibilità per i clienti di parcheggiare vicino ai negozi. "Così facendo si lavorerà sempre meno - incalza Anita Pitrolo, 39 anni, commerciante di intimo in via Paolo Sarpi -. Se il cliente sa che non può parcheggiare in zona, opterà per i negozi del centro, perchè non gli conviene arenarsi nel traffico delle strade limitrofe. E’ qui il punto: occorrerebbe varare un piano parcheggi adeguato prima di assumere certe decisioni". Per molti negozianti l’isola pedonale porterà in dote solo traffico e inquinamento, ma non mancano stoccate polemiche tra gli stessi commercianti: "È strano che alcuni abbiano cambiato idea - ironizza Antonio Lucibello, 28 anni, titolare di un negozio di telefonia -. Dobbiamo essere compatti sul no all'isola pedonale: è una soluzione pessima che non arrecherà vantaggi. Il flusso maggiore di clienti proviene dall'asse Sempione-Canonica-Sarpi, così ci tolgono entrate sicure. E non saranno certo le fioriere a risollevare una zona che ha perso prestigio negli anni a causa di una politica dissennata".




Il viaggio tra i negozianti italiani del quartiere si rivela tortuoso. Ormai si contano sulle dita di una mano. I colleghi cinesi, invece, rifiutano i commenti. Nemmeno una sillaba: gesticolano, dicono o fanno finta di non capire. Andiamo avanti e sondiamo l’umore di un edicolante: "L’isola pedonale è una farsa, in assenza di parcheggi alternativi - osserva Antonio Remi, 45 anni -. Fin quando non si vieterà l'ingrosso vivremo sempre male in zona. A Roma hanno operato diversamente e circoscritto il problema. Qui, invece, per venire incontro alle esigenze dei cinesi verrà stravolta la viabilità. E solo un ingenuo può credere allo stop dei carrelli. Faccia un giro al Monumentale: i tir carichi di merce arrivano sempre lì, e c'è un viavai di carrelli ad ogni ora. Le fioriere? Un’attrattiva per i bisogni dei cani...".




Per qualcun altro il nuovo arredo urbano arriva fuori tempo massimo: "Ormai ho deciso di chiudere - dice Maria De Guglielmi, 77 anni, titolare di un negozio di abbigliamento -. Prima passava la clientela tradizionale, poi il vuoto. Il Comune ha tergiversato troppo in questi anni. Forse qualcosa cambierà in meglio, ma i grossisti cinesi sono i padroni della zona e non andranno via facilmente. Se uno investe 400mila euro, è difficile che si sposti". Lucia Lorenzi, 64 anni, responsabile di una profumeria, aggiunge: "Una volta il passeggio era il fiore all’occhiello di via Sarpi. Poi il proliferare di negozi di basso livello ci ha gettato sul lastrico. Speriamo che l’isola porti aria nuova e pulita. Ma i grossisti continueranno a temporeggiare, pur di non andare via da qui". Emanuele Garofalo, 56 anni, abita in zona: "L’inquinamento è alle stelle. Auspico un’isola pedonale intelligente, aperta al transito dei mezzi a due ruote, visto che le strade sono strette".


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