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Niente liberalizzazioni, i tassisti possono esultare

Articolo del: 14/12/2011


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Milano, 13 dicembre 2011 - "Ditemi un servizio che è stato liberalizzato ed è stato un vantaggio per l'utente. Un Paese sull'orlo del fallimento comincia a liberalizzare". Quella di Michele è solo una delle tante voci dei tassisti milanesi: lavoratori che accolgono con sollievo e un filo di scetticismo la notizia dell'esclusione dei taxi dalle misure di liberalizzazione previste dalla manovra. E alle associazioni di consumatori che individuano nelle mancate liberalizzazioni e la crescita delle tariffe rispondono con fermezza: "In Italia le liberalizzazioni servono ai cartelli - dice con amarezza Paolo -. Queste sono le liberalizzazioni: in mano a quattro industriali che con i nostri soldi hanno rilevato le società". In un'atmosfera di "scampato pericolo" i tassisti milanesi si raccontano: "Ci sono tanti colleghi giovani che hanno comprato queste licenze a 180 o 200mila euro facendo un mutuo - spiega Carlo, veterano della categoria - . Se liberalizzano la nostra licenza non vale più niente".

Tra un passeggero e l'altro vengono alla luce frammenti di vita: storie di famiglie che sulla licenza hanno investito tutto: "Se liberalizzano le licenze io non riesco più a far fronte ai debiti" racconta Francesco che su questo mestiere ha investito tutto. Sì, perché la licenza non rappresenta solo il presente ma anche il futuro per molti tassisti milanesi:"Liberalizzazioni? Qual è lo scopo di tutto ciò? - dice Antonio-. Azzerare quello che in teoria potrebbe essere la mia liquidazione?". I tassisti milanesi pongono anche l'accento sulla questione legata al calo di lavoro vissuto negli ultimi anni: "Portando avanti la liberalizzazione, essendoci un afflusso di molte persone - spiega Tommaso - il lavoro verrebbe a mancare ulteriormente". Nonostante la recente vittoria della categoria c'è chi guarda al futuro con poche speranze: "Tutti i giorni ci sono aumenti di benzina, di assicurazione, di bolli...E' dura andare avanti, siamo alla frutta - conclude malinconico Giuseppe -. La nostra è una categoria che non ha più speranza"

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