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Sant'Ambrogio, il comitato e Cini Boeri vanno in Procura

Articolo del: 23/12/2011


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Depositato ieri in Procura della Repubblica di Milano un esposto dei Cittadini per la tutela della piazza S. Ambrogio, in cui si chiede di bloccare il cantiere e revocare il progetto perché lesivo di un bene culturale tutelato dal codice. All’esposto, firmato in rappresentanza del comitato da Luca Carra e Jacopo Gardella, hanno aderito molti cittadini, fra cui il già presidente nazionale di Italia Nostra Giovanni Losavio, l’architetto e designer Cini Boeri, Salvatore Settis e Carlo Bertelli, l’urbanista Pierluigi Cervellati, il presidente del Comitato per la Bellezza Vittorio Emiliani (“è una delle opere più avvilenti e devastanti, oltre che inutili, che conosca”, ci ha scritto), e molti altri ancora.

L’esposto, constatato che l’inizio dei lavori nella piazza ne sta mettendo a repentaglio l’integrità per fini non riconducibili a una sua valorizzazione e tutela (bensì a un parcheggio interrato di 5 piani) chiede al giudice di intervenire immediatamente per porre rimedio al “danneggiamento su cosa di interesse storico” previsto dal codice penale (art. 635). Per un caso del tutto analogo (un parcheggio interrato dentro il vincolato Parco dell’Acquasola a Genova) la corte di cassazione, nei giorni scorsi, confermando il sequestro del cantiere, ha affermato questo principio valido per piazza sant’Ambrogio: la integrità fisica di un bene culturale non può essere in alcun modo sacrificata per esigenze estranee e anzi contrapposte alla tutela, come una pubblica autorimessa, e l’autorizzazione del soprintendente non può valere a legittimare la condotta distruttiva, anzi ne costituisce un elemento integrante (leggi articolo e scarica la sentenza).

I “Cittadini per la tutela di piazza S. Ambrogio”, dopo aver promosso un inascoltato appello al sindaco Pisapia firmato da 800 persone, si sono risolti a questa azione giudiziaria, che peraltro non coinvolge l’Amministrazione pubblica. Essa, infatti, almeno a parole, disconosce l’opera come estranea ai propri nuovi intendimenti urbanistici e sulla mobilità cittadina. L’esposto si limita a chiedere alla magistratura di ripristinare la legalità sull’area, ponendo al primo posto – come è giusto che sia – il valore costituzionale della tutela, se necessario sorpassando i giudizi, peraltro incerti e contraddittori, dei soprintendenti, che prima avevano bocciato, poi riammesso l’opera (si veda a questo proposto la storia accidentata di questo parcheggio).

Nell’aderire all’esposto, Salvatore Settis ha scritto: “Secondo me è la cosa giusta da fare. Ricordandosi che il danneggiamento a un bene culturale è sempre e comunque un reato, a prescindere da qualsivoglia interesse economico, da qualsivoglia ipotetica penale, o altro. Istruttivo è in proposito il commento di un magistrato alla tesi di Bonsanti (già direttore dell’Opificio delle Pietre Dure) secondo la quale l’ipotesi di danneggiamento dell’affresco di Vasari in Palazzo Vecchio, alla stolta ricerca di un dipinto perduto di Leonardo, non sarebbe perseguibile perché c’è stato un parere favorevole della Soprintendenza. La risposta, comparsa sulla pagina fiorentina della Repubblica, è molto ben fatta, la si trova qui“.


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