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Area C, le imprese si ribellano
Colombo, direttore generale di Assolombarda: questo provvedimento farà traslocare le attività dal centro

Articolo del: 03/01/2012
Autore: Rita Querzé

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Le imprese milanesi non digeriscono l'Area C. Il commercio ha trattato a lungo con il Comune e alla fine ha strappato un costo ridotto per i mezzi di servizio di artigiani, esercenti e fornitori che entrano in centro per lavorare: 3 euro al giorno al posto di cinque (o 5 euro con due ore di sosta gratuita). Per le imprese, invece, nessuna agevolazione. Cinque euro sono, cinque restano. A subire il costo del pedaggio, soprattutto le attività legate ai servizi concentrate nel centro cittadino: dalle banche alle società di consulenza, ai grandi studi legali. Il problema non tocca gli stabilimenti produttivi, concentrati nella stragrande maggioranza fuori dalla seconda circonvallazione. Ma non per questo Assolombarda, la prima territoriale di Confindustria, ignora il problema.

«Abbiamo presentato al Comune una serie di richieste. Una sopra tutte: che le attività produttive del centro siano trattate come i residenti e sia, quindi, concesso loro di pagare due euro al giorno invece di cinque. La risposta è stata negativa», racconta Antonio Colombo, direttore generale di Assolombarda. A questo punto gli industriali milanesi hanno chiesto che la tariffa agevolata fosse praticata almeno a quelle attività produttive che hanno stabili con parcheggi interni. Niente da fare. «Molte imprese hanno investito decine di migliaia di euro per costruire questi posti auto, hanno pagato regolarmente al Comune l'imposta sugli immobili e adesso dovrebbero pure versare il pedaggio per entrare a casa propria!», s'indigna Colombo. Che aggiunge: «Sia chiaro, la nostra non vuole essere un'istanza corporativa. Ci preoccupa il futuro della città».

Il ragionamento è articolato. «Milano non è Venezia. La sua identità è fatta di dinamismo e capacità di attrarre investimenti - fa notare Colombo -. Questo provvedimento rischia di portare gradualmente all'espulsione delle attività dal centro. Basta guardarsi intorno per vedere che gli uffici in vendita intorno al Duomo sono già numerosi. Domani rischiano di essere ancora di più. Davvero vogliamo un centro di Milano riservato a un'élite di residenti radical chic? A noi pare un clamoroso errore. A meno che - e sarebbe ancora peggio - dietro non ci sia una scelta ragionata. Quella di tassare le attività economiche. Perché chi lavora in centro spesso non vota a Milano. Davvero un modo facile di fare cassa. Ma con gravi conseguenze per la città».

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