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Tassisti: in piazza contro le nuove licenze
Striscioni e assemblee spontanee antiliberalizzazioni. «Basta bugie, non servono»

Articolo del: 09/01/2012
Autore: Gianni Santucci

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MILANO - La battaglia dei tassisti è ripresa in un pomeriggio prima di Capodanno, a Linate. Quel giorno, il 28 dicembre, sui muri di marmo vicino alla fermata dei taxi, in aeroporto, sono comparsi due striscioni. Due scritte su lenzuola bianche, appese alla parte: «Prima di rovinare 40 mila famiglie pensateci bene»; «I taxi nel mirino della vera lobby...». Arriva la polizia, striscioni rimossi, poi riappesi, discussioni, tensione, a un certo punto esplode anche un grosso petardo che crea qualche preoccupazione. Da quel momento, piccole assemblee spontanee si sono ripetute quasi ogni giorno. Quattro giorni fa, quando l'antitrust ha presentato le linee guida per la liberalizzazione da proporre al governo, a Linate uno sciopero «selvaggio» è partito e rientrato in pochi minuti. Da oggi inizia una settimana cruciale: «La rabbia e la preoccupazione dei tassisti sono altissime» avvertono i sindacati. Si torna a parlare di «fermento della base». La tensione è latente.

I 5 mila tassisti milanesi partecipano al movimento generale che attende di capire come si muoverà il governo Monti sulle liberalizzazioni. Una riunione nazionale di tutte le sigle sindacali programmata per giovedì prossimo a Bologna rischia di trasformarsi in un'assemblea infuocata con tassisti in arrivo da tutta Italia. Da Milano si stanno organizzando macchine e qualche pullman. Il ministro Corrado Passera ha spiegato che si procederà con «una liberalizzazione al mese». I tassisti aspettano solo di capire se saranno nel programma e in che ordine. Un volantino diffuso il 6 gennaio spiegava: «La proposta sul servizio taxi si tradurrà nella piena liberalizzazione: raddoppio delle licenze, cumulo delle licenze, esclusione della limitazione territoriale. Ciò provocherà la destrutturazione e distruzione del servizio. In un periodo di crisi estrema, sarà impossibile sopravvivere, con ripercussioni devastanti per le famiglie dei tassisti. Colleghi... prepariamoci a difendere la nostra vita e il nostro lavoro con unità e determinazione».

In strada, ai posteggi, si raccontano centinaia di storie tutte uguali: «Padri di famiglia che chiamano in lacrime - spiega Giovanni Maggiolo, di Unica-Taxi Cgil - uomini di 50 anni che sono stati licenziati e con il Tfr e un'ipoteca sulla casa hanno acquistato la licenza. Tra di noi ci sono moltissimi colleghi che arrivano da storie lavorative precedenti, la licenza taxi è anche un modo di acquistare un posto di lavoro quando il lavoro non c'è». La Cgil ha lanciato da tempo un'«operazione verità», per contestare una serie di argomenti usati a sostegno della «liberalizzazione selvaggia»: a Milano c'è un taxi ogni 265 abitanti, a Londra il rapporto è 1 a 393, a Madrid 1 a 180. Come dire: «Non è vero che le auto bianche sono poche», in proporzione sono appunto più che a Londra e Berlino, anche se meno di Madrid e Parigi. E dove è avvenuta la liberalizzazione (vedi Amsterdam, Stoccolma), «le tariffe sono aumentate».

«Sappiamo che il disegno - spiega Sergio Ligato, portavoce Uil-Taxi Milano - è quello di far entrare grossi gruppi nel mercato delle licenze, così crolleranno migliaia di "piccole aziende" taxi. La maggioranza dei tassisti milanesi ha sulle spalle mutui di 15-20 anni con ipoteche sulle case, magari dei genitori». A Milano vengono comprate e vendute, legalmente e con versamento di tasse, 250/300 licenze all'anno. L'anno scorso una licenza costava poco più di 200 mila euro, somma che per il tassista è capitale investito e allo stesso tempo liquidazione. «Licenze libere vuol dire capitale cancellato e difficoltà di far fronte ai debiti» dicono i sindacati. Oggi a Milano ci sono oltre cento licenze in vendita, a prezzi ben più bassi del 2010. Tassisti che «fuggono». E nessuno che compra.

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