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Area C, il giudice di pace frena i ricorsi
IL PEDAGGIO Ancora tre giorni per pagare gli accessi in arretrato. E il Tar boccia gli appelli di Basiglio e Assago. De Corato: "Sentenza stupefacente"

Articolo del: 15/03/2012
Autore: Maria Sorbi

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I ricorsi anti area C ci saranno. E saranno una valanga, c’è da scommetterci. Ma la possibilità che vengano accolti è davvero minima. Parola del giudice di pace.
Prima che sulla sua scrivania arrivi la solita camionata di raccomandate impossibili da gestire, Vito Dattolico precisa che sul provvedimento la comunicazione in città ha funzionato bene e i cartelloni esposti elencano tutte le informazioni necessarie agli automobilisti. «Su Area C - entra nel merito della questione il vice presidente dei giudici di pace, Mario Cosentino - la pubblicità è stata fatta in modo capillare, massiccio e per tempo». Irreprensibile. Quindi i furbetti che pensano di far leva sulla scarsa informazione per contestare le multe in arrivo hanno ben poche speranze di vincere. Qualcuno ci era riuscito ai tempi della giunta Moratti, quando il divieto di accesso in centro ai camioncini inquinanti era entrato in vigore il giorno dopo la sua comunicazione. All’epoca il giudice di pace aveva accolto un migliaio di contestazioni. Ma stavolta la musica è ben diversa.
Tanto vale mettersi a fare due conti e pagare tutti gli ingressi in centro in arretrato. Per non ricevere la multa e mettersi in regola con Area C, c’è tempo fino a sabato. Ci sono quindi ancora tre giorni per pagare i 5 euro ad accesso dalla metà di gennaio ad oggi. Dopo di che, saranno guai e non ci sarà nessuna proroga sui tempi della «sanatoria». Ci si devono aspettare multe da 87 euro a botta (più i 14 euro di notifica). In base ai primi conti fatti dai tecnici del Comune, sono fra le 300 e le 350mila i pedaggi che devono ancora essere regolarizzati. Se solo la metà di questi non dovessero essere pagati entro sabato, allora la cifra a carico dei milanesi supererebbe i 35 milioni di euro.
Respinti i ricorsi contro il provvedimento di Area C presentati da alcuni Comuni. In particolar modo, il Tar ha bocciato l’istanza di sospensiva proposta dai sindaci di Basiglio e di Assago (oltre che da alcuni residenti in Area C e da altri soggetti) che ora faranno ricorso al Consiglio di Stato. Il tribunale amministrativo ha rilevato «forti dubbi» sull’ammissibilità stessa del ricorso, presentato da una pluralità di soggetti destinatari di «discipline differenziate di accesso ad Area C». Analoghi dubbi «anche in ordine alla legittimazione e all’interesse al ricorso dei due Comuni».
In un’ottica di bilanciamento degli interessi pubblici e privati, si legge nell’ordinanza del Tar, «appaiono prevalenti gli interessi pubblici volti alla tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza della circolazione rispetto al sacrificio imposto agli interessi dei privati». Per l’assessore milanese alla Mobilità Pierfrancesco Maran questa sentenza «è l’ulteriore conferma della bontà di un provvedimento che guarda all’esclusivo interesse dei cittadini, migliorando la vivibilità di tutto il nostro territorio». «È scandaloso che ci siano due pesi e due misure - insorge il sindaco di Basiglio, Flavio Cirillo - . Evidentemente le regole che valgono per Basiglio non valgono per Milano, visto che la nostra Ztl era stata bocciata perché penalizzava il diritto alla mobilità dei cittadini degli altri comuni, mentre Area C no. Questa è l’Italia dei Tar». Va su tutte le furie anche il vice del Consiglio comunale milanese, Riccardo De Corato: «Quella del Tar è una motivazione a dir poco stupefacente, Dopo Area C l’aria è più inquinata».

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