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L'assessore Maran: estendere gli effetti positivi del ticket nei Bastioni
Limite di 30 all'ora in Area C : «Meno smog,
più sicurezza e spazio alle biciclette»
Parte la riforma delle Zone lente. La vicepresidente di Ciclobby: «Mi aspettavo più coraggio dalla giunta»

Articolo del: 28/06/2012
Autore: Armando Stella

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MILANO - Rallentare il traffico, farlo scivolare, renderlo meno aggressivo. Trenta chilometri orari di velocità massima da sperimentare anzitutto nella cerchia dei Navigli, per poi estendere il tetto sull'intera Area C e «potenziare così gli effetti positivi» del ticket. Obiettivi: «Ridurre rumori ed emissioni inquinanti, garantire maggiore sicurezza a ciclisti e pedoni». La mappa dei quartieri slow è disegnata in un rapporto dell'Agenzia per la mobilità e l'ambiente illustrato alla maggioranza, ai presidenti delle Zone e ai rappresentanti delle associazioni sedute al tavolo sulla ciclabilità. È un programma in tre mosse. Prende spunto dalla necessità di regolare i flussi di auto nei Bastioni, stabilisce le priorità per il 2012 e anticipa le ipotesi del 2013.

LE ZONE «LENTE» - In totale sono 25 i progetti di "spicchi" a marcia lenta (esterni all'Area C) che dovrebbero essere definiti dalla giunta Pisapia. Entro il 2012: piazza Frattini, via Figino, piazzale Accursio, Dergano, Isola, via Padova, Lazzaretto, via Melzo, via Muratori. Nel 2013: il Villaggio dei Fiori al Lorenteggio, Baggio, Gallaratese, piazzale Damiano Chiesa, via Iseo, piazzale Governo Provvisorio, via Bottego, piazza Fratelli Bandiera, via Fiamma, via Conservatorio, via Morosini, via Martinengo, via Colletta, via Morivione, piazza Napoli e via Washington. «È un progetto importante, che sviluppa i principi di Area C restituendo spazio ai cittadini», sottolinea l'assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran, primo sostenitore e regista dell'operazione Zone 30. Nei prossimi giorni proseguiranno gli incontri tecnici. Il masterplan sarà integrato nel futuro «Piano urbano della mobilità sostenibile».

DOPO IL REFERENDUM - La direzione è stata tracciata dai referendum del giugno 2011 ed è raccomandata da una risoluzione del Parlamento Ue sulla sicurezza stradale. Le Zone 30 nelle aree residenziali sono pensate per «incentivare gli spostamenti a piedi, in bici e con i mezzi pubblici»; ai varchi saranno installate «porte» visibili d'accesso; le strade saranno ristrette, i marciapiedi allargati; e saranno inseriti percorsi pedonali segnalati con pannelli multimediali per calcolare distanze, tempi e destinazioni (progetto WalkMi). Il calendario dei lavori, si legge in una lettera inviata da Maran ai consiglieri comunali, sarà però stabilita con certezza solo dopo che «saranno garantiti gli investimenti». Tradotto: bisogna aspettare il voto sul bilancio.

I CICLISTI - Stefania Fuso Merini è vicepresidente di Ciclobby: «Mi aspettavo più coraggio, ma è importante partire bene e spiegare ai milanesi che il limite di velocità non è una privazione, ma un passo avanti per una mobilità più sostenibile». Così il presidente del municipio-centro, Fabio Arrigoni: «Il processo di riqualificazione è importante e sarà portato avanti a blocchi. Partiremo dall'asse via Torino-corso Genova e dalla rete di Porta Romana».

Commento: Non ci si deve stupire che una giunta di ottusi trinaricciuti persegua un progetto tanto stupido. L' utilità sarebbe nulla, anche l' attuabilità, dato che si dovrebbero mettere vigili con autovelox ovunque.
In realtà l' inquinamento non verrà affatto ridotto, perchè il consumo a 30 km orari è maggiore che non a 50. Questo perchè i motori termici devono comunque girare ad un regime minimo, e tale minimo è a un regime più alto di quello che servirebbe per andare a 30 all' ora alla marcia più alta. Perciò a 30 all' ora il motore gira in parte a vuoto solo per tenersi acceso. Vedere anche Velocità e inquinamento
Il vantaggio per il Comune, imponendo il limite dei 30 all' ora sarà la possibiltà di fare potenzialmente molte multe in più, e di poter più facilmente scaricare da sè la responsabilità in caso di incidenti dovuti in parte o del tutto a dissesto stradale, segnaletica inadeguata o altre cose del genere.
Non si può poi che stigmatizzare ancora una volta la mentalità dei ciclisti organizzati. Per loro è il mondo che deve adeguarsi alle loro esigenze, fossero anche una piccola frazione di coloro che girano per la città (come è). Cosa succederà quando anche altre categorie (come ad esempio coloro che vanno in giro in skateboard, pattini o monopattino) avanzeranno richieste equivalenti?
Colgo l' occasione per sottolineare che nessuno ha necessità di girare in bici, più di quanto qualcuno ne abbia di andare in giro, appunto, in skateboard o monopattino. In entrambi i casi si tratta sempre di una libera scelta, dettata da piacere e/o convenienza. Molti di coloro che utilizzano l' auto o la moto, al contrario, lo fanno per necessità, non per comodità. Sono dunque le esigenze di questi ultimi quelle cui va data la priorità più alta, non quelle dei ciclisti!


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