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I ciclisti rischiano la pelle La città delle due ruote è sempre più una trappola

Articolo del: 16/10/2012
Autore: Serena Coppetti

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Per sapere quanto sia pericoloso a Milano andare in bicicletta basta salire su una due ruote e girare per la città.
Ora, a conferma, ci sono pure i numeri. Dati agghiaccianti rilevati dall'«Osservatorio utenze deboli» che fotografano con uno zoom particolare proprio gli incidenti in cui sono rimasti coinvolti pedoni, ciclisti e motociclisti. Il dato più eclatante riguarda proprio i ciclisti che negli ultimi dieci anni sono stati coinvolti in numero sempre crescente negli incidenti cittadini, raggiungendo nel 2011 quota 1.116. Nel 2002 erano infatti 823, poi ogni anni sono cresciuti a decine fino a superare i mille incidenti con 4 morti lo scorso anno. Non solo. Anche il numero dei ciclisti feriti è cresciuto, passando dai 790 di dieci anni fa ai 1080 del 2011. Quasi la metà si fa male da solo: 536 ciclisti per la loro caduta devono ringraziare la pericolosità delle strade cittadine tra pavé, binari (spesso in disuso come è stato fatto notare anche ieri mattina), asfalto sdruccioloso e anche perché qualche automobilista ha aperto il classico sportello senza prima guardare. Il 51 per cento ha un'età compresa tra i 26 e i 50 anni e uno su tre ha avuto un incidente in mezzo a un incrocio con vigile o semaforo. «C'è ancora molto da fare», ha commentato Antonio Pinna Berchet, presidente dell'Osservatorio che ha effettuato l'indagine sottolineando che il dato degli incidenti in generale è comunque sceso. Il numero totale degli incidenti tra Milano e la sua provincia è passato da 26.961 del 2002 con 244 morti e 37.505 feriti a 16.946 incidenti con 104 vittime e 22.896 feriti. In città dieci anni fa dei 17.787 incidenti ben 10.713 riguardavano «utenti deboli». Nel 2011 degli 11.484 incidenti sono stati 7.976 quelli che hanno visti coinvolte persone che andavano a piedi, oppure che viaggiavano su qualche mezzo a due ruote.E se in Provincia gli incidenti in cui sono rimasti coinvolti pedoni, ciclisti e moto sono diminuiti, tanto che il numero dei morti è passato da 74 a 25, adeguandosi così agli standard europei, a Milano si è passati solo da 55 vittime della strada a 39. Non solo. A farne le spese in questo senso sono soprattutto i motociclisti. In dieci anni la percentuale delle vittime in moto è scesa solo del 5 per cento. Ma tra il 2010 e il 2011 è addirittura invece aumentata del 40 per cento, ritornando praticamente ai valori di dieci anni fa. Quello che lascia anche sgomenti è anche l'età: la maggior parte sia dei motociclisti feriti che di quelli che hanno perso la vita sulle strade è tra i 26 e i 49 anni. C'è un altro dato da segnalare per Milano città: se infatti sono diminuiti gli incidenti con i pedoni e anche il numero dei morti, il numero dei pedoni feriti nel comune di Milano da solo è più del triplo di tutti gli altri comuni della provincia messi insieme: 1.560 contro 438. Più di una vittima su quattro sulle strade in città è un pedone che per lo più (il 57 per cento) ha più di 65 anni. La ricerca come è stato evidenziato mette l'accento dunque sulla differenza che si è venuta via via a creare tra la realtà delle provincia più virtuosa e quella del Comune di Milano. «Fuori» le cose sono migliorate, mentre «in città resta ancora molto da fare. Anche perché i provvedimenti presi - come è stato sottolineato - spingono più persone a scegliere la due ruote. Per concludere quindi che se qualcosa è cambiato di strada da fare ancora ne resta parecchia.

Commento: Se andare in bicletta a Milano è così pericoloso, allora va vietato. Esattamente come è vietato nuotare in certe zone fluviali o andare a piedi in autostrada.
Non sarebbe la soluzione più logica?


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