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Strage di motociclisti
sulle strade milanesi
Calano gli incidenti ma aumentano i morti, e per le bici è emergenza. Motocivismo: “Vanno
aperte le preferenziali”. Lontano a Milano l’obiettivo di ridurre del 50 per cento le vittime

Articolo del: 16/10/2012
Autore: LUCA DE VITO

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Cala il numero globale degli incidenti - meno 5 per cento dal 2010 al 2011 -, ma le strade di Milano restano un pericolo. Soprattutto per le categorie a due ruote, quelle dei ciclisti e dei motociclisti, anche se per motivi diversi. Secondo i dati presentati dall’Osservatorio sulle utenze deboli relativi al 2011, in città i centauri rimangono saldamente al primo posto per incidenti, con 5.366 scontri su un totale di 11.484 e con un numero di morti salito dai 15 del 2010 ai 21 del 2011. Tuttavia c’è da sottolineare che negli ultimi dieci anni il numero di incidenti che ha coinvolto motociclisti è sceso di circa 2.500 unità (nel 2002 erano 7.931).

Discorso opposto invece quello sui ciclisti. Per questi infatti, sebbene il numero di vittime sia sceso dalle 7 del 2010 alle 4 del 2011, è preoccupante la crescita dei sinistri: nel 2002 gli incidenti lesivi con un protagonista la bicicletta sono stati 823, mentre nel 2010 sono saliti a 990 e nel 2011 a 1.116. Di questi il maggior numero avviene su rettilinei (60 per cento) e agli incroci con semafori o presidiati dai vigili (32 per cento).

Una delle cause è sicuramente la crescita in termini assoluti di mezzi a due ruote che circolano in città: solo i motocicli sono aumentati del 22 per cento negli ultimi sei anni. Tuttavia è un ragionamento che vale fino a un certo punto, soprattutto per le biciclette. «Per noi ciclisti - spiega Simone Dini portavoce milanese del gruppo Salvaiciclisti - essere in numero maggiore significa essere più
riconoscibili e più visibili e quindi correre meno rischi. Il vero problema sono le strade che sono pensate per le auto e non per bici e pedoni».

Quali sono le possibili soluzioni da mettere in campo? Molte e diverse, a seconda dei punti di vista. Secondo Antonio Pinna Berchet, presidente dell’Osservatorio utenze deboli, la necessità è soprattutto quella di difendere le fasce più a rischio: «Se non si interviene con provvedimenti drastici e mirati a favore delle utenze deboli sarà utopistico pensare di raggiungere il target fissato dall’Unione Europea di riduzione del 50 per cento delle vittime della strada».

Per Andrea Trentini dell’associazione Motocivismo, la soluzione è invece quella di decongestionare il traffico, ad esempio «aprendo tutte le corsie preferenziali alle moto». Dal canto suo l’assessore al traffico Pierfrancesco Maran ha ricordato l’introduzione delle zone 30 e di area Area C «che ha già portato a una diminuzione del 28 per cento gli incidenti dentro Cerchia dei Bastioni e del 14 per cento nel resto della città». Ma per i ciclisti la priorità deve essere un ripensamento generale della mobilità: «Il ticket è solo un primo passo - aggiunge Dini - mentre le zone 30 bisogna farle rispettare. E magari pensare ad estenderle a tutta la città».

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