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CREMONA IL RECORD NEGATIVO, BRESCIA E MILANO DUE VOLTE SOPRA LA SOGLIA
Aria peggiore d'Europa
Lo smog resta emergenza
Oltre la metà del Pm10 è prodotto dal traffico, ma la politica pensa di intervenire sulle caldaie. Intanto la Ue ci ammonisce

Articolo del: 15/02/2013
Autore: Gianni Santucci Armando Stella

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Si può partire da un'analisi dei testi. Verifica sul programma di Umberto Ambrosoli. Quante volte compare la parola smog? Zero. Stesso esame sul progetto elettorale di Roberto Maroni. In quante occasioni ricorre quel termine? Altrettante, cioè nessuna. Si scopre così che nella campagna elettorale per la Lombardia è in corso una macroscopica rimozione. Sarà perché lo smog puzza. Comunica un'idea di polvere sporca e tosse. Richiama paure per la salute pubblica che evidentemente, secondo la politica, in questo momento è meglio non ricordare agli elettori lombardi. Questi elettori sono però gli stessi cittadini che respirano l'aria più inquinata d'Europa e chiedono al prossimo presidente di migliorarla. Se è logico che l'economia e l'occupazione siano temi cruciali per la scena pubblica in questi mesi, non è giustificabile che l'ambiente resti un fantasma nella corsa al Pirellone 2013.

Così almeno la pensano le associazioni e la società civile, che con sempre maggiore insistenza stanno chiedendo ai cinque candidati impegni concreti per il futuro: lo hanno fatto i Genitori antismog (con un elenco di «10 domande»), Legambiente (con un «manifesto» contro il consumo di suolo già firmato da 13 mila lombardi) e la Federazione italiana amici della bicicletta (pressando per ottenere promesse sulla mobilità alternativa). Risposte? Per ora più formali (o peggio, solo di circostanza), che sostanziali.

La diagnosi: «mal'aria»
Meglio partire dai dati. Da almeno sei anni, e cioè da quando è entrata in vigore la direttiva europea sulla qualità dell'aria, i livelli di inquinamento in Lombardia non sono mai scesi. Tanto che la Corte di giustizia europea (il 19 dicembre 2012) ha dichiarato l'Italia «inadempiente». Sei anni di richiami, denunce e deferimenti non sono serviti. Così nel 2012 tutti i capoluoghi di provincia lombardi hanno sballato ancora i limiti fissati per la protezione della salute. Rispetto ai 35 giorni massimi di superamento della soglia di polveri sottili (Pm10), l'anno scorso Cremona è arrivata a 118 «sforamenti», Brescia e Milano a 106, Bergamo a 99 (i dati sono contenuti nel dossier «Mal'Aria» di Legambiente, che da anni cerca di mettere gli amministratori pubblici di fronte alle proprie responsabilità). Nessuno sembra percepire l'enormità di questa condizione, con una presenza cronica di veleni nell'aria tre volte superiore al consentito. È come se su una strada con il limite di velocità a 100 chilometri all'ora le macchine viaggiassero regolarmente a più di 300.

Per questo i Genitori antismog, associazione impegnata in una strenua battaglia per la trasparenza e l'adozione di provvedimenti più incisivi contro l'inquinamento, richiamano l'articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività». Poi chiosano: «Eppure i morti e le malattie che derivano dagli inquinanti dell'aria sembrano invisibili. Forse perché pochi sanno che molte delle morti, molte delle malattie che ci sfiorano o ci colpiscono da vicino sono, per la letteratura scientifica ormai consolidata, discendenti dalle sostanze velenose che respiriamo».

Scienza ignorata
Nel dibattito pubblico manca anche la considerazione di un fatto simbolico: il 2013 è stato proclamato «anno europeo dell'aria». A partire da questa cornice, si può ritornare ai programmi. In quello di Ambrosoli la parola inquinamento compare appena due volte e in forma indiretta, mentre la pagina relativa alla qualità dell'aria ruota tutta intorno a un «intervento decisivo»: «L'uso efficiente dell'energia nel riscaldamento degli edifici». Allo stesso modo, nell'elenco delle priorità di Maroni i primi due punti sono dedicati al «trattamento dei fumi in ambito produttivo» e all'«ammodernamento degli impianti di riscaldamento domestico». L'intervento sul traffico viene dopo, ed è declinato in forma assai generica.

Ebbene, queste linee di intervento rischiano di essere fuori strada. Cure parziali che ignorano l'origine del male. Lo certificano 4 anni di lavoro del Joint research center di Ispra, il centro della Comunità europea che ha analizzato l'inquinamento in Lombardia. Un lavoro finanziato con 6 milioni di euro della Regione e che per approfondimento scientifico non ha eguali nel mondo. Spiegano gli esperti nelle loro conclusioni: «Stimiamo che su base annua il maggior indiziato dell'inquinamento da Pm10 nella regione Lombardia è il trasporto su strada, che contribuisce con il 47 per cento (con una forbice del più o meno 9, ndr ) in massa...». Tradotto: la metà del Pm10 è prodotta dal traffico.

Ignorare (o far finta di farlo) quale sia la prima fonte dello smog, significa proporre politiche che al massimo potranno essere sbiaditi palliativi. Nel programma di Gabriele Albertini, nello specifico, al tema inquinamento sono dedicate appena due righe: «Immediata applicazione del Piano regionale... e nuove forme di controllo per la sua effettiva applicazione». A rafforzare l'impegno nella lista dell'ex sindaco di Milano c'è stato però l'«arruolamento» dell'ex assessore all'Ambiente di Palazzo Marino (e «padre» dell'Ecopass), Edoardo Croci. Che al primo punto del suo impegno scrive: «Migliorare la qualità dell'aria e dell'ambiente a tutela della salute». Il suo apporto è evidente in un'articolazione più dettagliata e approfondita degli interventi sulla mobilità all'interno della proposta elettorale.

In ogni caso, tutti i candidati si guardano bene dall'azzardare un qualsiasi provvedimento per la limitazione del traffico. Non si parla di blocchi più incisivi per le auto più inquinanti, né di low emission zone («zone a bassa emissione» chieste ormai da anni, per esempio, da Legambiente) per ridurre la circolazione dei mezzi pesanti sulle grandi arterie.

«Depenalizzare» lo smog
Il 2013 potrebbe essere anche l'anno in cui verrà in parte modificata la direttiva europea antinquinamento. Da tempo si sono allacciati i fili di una lobby transnazionale che ha fra i propri obiettivi l'introduzione di norme più flessibili e discrezionali per valutare l'inadempimento delle prescrizioni sulla qualità dell'aria. Pur se in termini non così diretti, questa è una delle direttrici della Air Quality Initiative of Regions , a cui la Lombardia ha aderito nel 2012. I Genitori antismog chiedono ai candidati: «In qualità di governatore, revocherebbe l'adesione a questa iniziativa nella parte in cui è volta ad ottenere l'indebolimento delle norme a tutela della salute umana?».

Si attendono risposte. Anche perché il prossimo presidente della Lombardia sarà alla guida di un'Expo fondata sulla sostenibilità ambientale. E sarebbe una sconfitta ospitare l'esposizione sotto una cappa malsana.

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