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Via al piano della mobilità Nel mirino le seconde auto e il parcheggio selvaggio
Il sindaco Pisapia: non vogliamo imporre nulla ma dare alternative

Articolo del: 05/07/2013
Autore: Gianbattista Anastasio

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Milano, 4 luglio 2013 - Due premesse. Entrambe a firma del sindaco Giuliano Pisapia: «Il nostro non è un libro dei sogni». E soprattutto: «Non vogliamo imporre l’utilizzo di un mezzo di trasporto piuttosto che di un altro ma creare le condizioni per cui ognuno possa scegliere la migliore alternativa possibile e lasciare alle prossime generazioni una città più efficiente». Così il primo cittadino ha presentato, ieri, l’avvio dei lavori per la stesura del «Piano della mobilità sostenibile» (Pums). «Un provvedimento atteso da oltre 10 anni — insiste Pisapia —, un provvedimento che colma un vuoto antico sui temi della viabilità, dell’inquinamento e della sicurezza stradale». Un provvedimento che mira in via prioritaria a ridurre l’uso dell’auto privata.
Da qui le premesse di Pisapia. «Non vogliamo imporre nulla, non vogliamo educare nessuno» avverte il sindaco, consapevole della suscettibilità del tema. Palazzo Marino lascia, allora, che siano alcuni dati a porre l’abbandono delle quattro ruote come una necessità. A Milano si contano 58 automobili ogni 100 abitanti. Ben sopra la media delle grandi città europee: a Parigi il rapporto è di 25 auto ogni 100 abitanti, a Berlino se ne contano 29, a Londra 31 e a Monaco 35. Non solo.
Secondo lo studio condotto da Amat proprio in previsione del Pums, il 50% degli spostamenti in città avviene ancora tramite il mezzo privato e la media di tali spostamenti è irrisoria: appena 4 chilometri. Ad amplificare il traffico è poi il destino di Milano come città-calamita: sono 850 mila le persone che ogni giorno entrano nei confini comunali per motivi di lavoro e 270 mila quelli che vi escono. Trend destinati a crescere, perché Palazzo Marino prevede, da qui al 2015, un incremento della popolazione residente pari a 87 mila unità con 157 mila nuovi lavoratori pronti a «usare» e percorrere la città.
L’altro fenomeno legato all’uso dell’auto è l’abuso degli spazi della sosta: ogni giorno a Milano 65 mila veicoli parcheggiano dove non consentito occupando, tra posteggi regolari e no, 3 milioni di metri quadrati di città. «Spazi da liberare» è l’imperativo di Palazzo Marino che, non a caso, ha già puntato, in centro, sulle rimesse sotterranee. Da qui, in definitiva, la necessità di incoraggiare mezzi di spostamento alternativi alle quattro ruote. Sulla scorta del rapporto auto per abitanti, Pierfrancesco Maran, assessore alla Mobilità, isola allora un tema: «In città ci sono 110 mila automobili immatricolate come seconde auto. Ognuna di queste costa alle famiglie, in media, 7 mila euro all’anno. Limitare questa porzione del parco mezzi privato comporterebbe risparmi annui pari a 770 milioni di euro.
Senza contare l’impatto sul fenomeno della sosta selvaggia». Lotta alle seconde auto, quindi. Già, ma come? «Nessuna imposizione» scandiscono il sindaco e l’assessore. La strategia è «offrire modalità di spostamento alternative». Ed è qui che entra in gioco il Pums, con i suoi obiettivi: incoraggiare l’uso dei mezzi pubblici aumentandone le corse e la velocità tramite preferenziali e zone a traffico limitato. Quindi potenziare bike e car sharing, liberare strade e piazze della città dalla sosta e rimuovere ogni barriera architettonica. Ora partiranno gli incontri con la città e le categorie, il piano sarà pronto solo tra un anno e mezzo. «Ma non è un libro dei sogni» assicura il sindaco.

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