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IL GIUDIZIO DI UNIONTAXI: «IL 2013 È STATO IL PEGGIOR ANNO PER IL NOSTRO SERVIZIO»
I tassisti verso lo sciopero: bloccheremo la città
Presidio in piazza della Scala. «Pisapia risponda su Uber, sicurezza e parcheggi». Blocco fissato per il 20 febbraio

Articolo del: 10/02/2014
Autore: Armando Stella

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Collega, dove sei? «Il tuo futuro inizia qui». La convocazione circola su Internet, il coordinamento dei tassisti presidierà oggi piazza Scala per consegnare a Giuliano Pisapia un fitto elenco di richieste: un’intensificazione dei controlli su abusivi e noleggiatori Uber; uno scatto amministrativo sul numero unico di prenotazione delle corse e una gestione più efficiente dei posteggi; investimenti sulla sicurezza e chiarezza sull’uso delle telecamere a bordo. «Il 2013 è stato l’anno peggiore per il servizio taxi», il giudizio durissimo di Uniontaxi-Uil Trasporti: «Nessun obiettivo è stato raggiunto a causa dell’immobilismo degli organi decisionali. Vogliamo un tavolo tecnico con il sindaco e le dimissioni dell’assessore Maran». Alle quattro del pomeriggio scatta il conto alla rovescia verso lo sciopero del 20 febbraio. Dieci giorni ad alta tensione. I cortei lumaca delle auto bianche potrebbero accavallarsi alle sfilate della moda donna. Un incubo per il traffico, la paralisi di Milano: «Andremo avanti fino a quando riceveremo risposte concrete».

Il segnale della battaglia era stato lanciato dai conducenti del «Turno 5» all’alba del 29 gennaio. Sciopero selvaggio. I sindacati travolti dagli arrabbiati della base. Telefonate lasciate cadere dalle centrali radio. Picchetti in stazione Centrale. Assemblee spontanee ai posteggi. Un trenino di auto bianche da Linate al centro. Il caos si era ricomposto solo dopo l’incontro ottenuto dai «forconi» con il movimento al capo di gabinetto del sindaco, Maurizio Baruffi: «Aumenteremo la vigilanza per punire le infrazioni», l’impegno del Comune. Pisapia aveva stemperato i toni con una dichiarazione conciliante: «Le ragioni dei tassisti sono assolutamente comprensibili e giuste».

Taxi, sciopero selvaggio
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La partita delle regole, a Milano come a Parigi e Los Angeles, divide i tassisti dalla multinazionale californiana Uber. In sintesi: l’artigianato tradizionale si contrappone all’applicazione sul telefonino (attiva da quasi un anno, ormai); 5 mila padroncini con licenza provano a difendere le strade dalla concorrenza-invasione delle berline finanziate da Google . La distinzione è marcata dalla legge del 1992: i servizi di noleggio, a differenza dei taxi, devono partire da un’autorimessa e comunicare ai clienti il prezzo stabilito per la corsa. Nella pratica, gli autisti associati a Uber (qualche decina) circolano spesso in città, vengono contattati direttamente sullo smartphone e applicano al prezzo una sorta di tassametro virtuale (con coefficienti moltiplicativi). Le tecnologie digitali hanno reso immediatamente obsoleto l’impianto normativo del trasporto locale.

Dividere le flotte per governare le strade. Giovanni Maggiolo è il presidente di Unica Filt-Cgil: «La differenza tra taxi e noleggi c’è in tutto il mondo, non è un’invenzione italiana. Il taxi è, a tutti gli effetti, un servizio pubblico: rispetta l’obbligo di servizio e la tariffa imposta dell’ente pubblico. Uber, come gli altri noleggi, vuole entrare nel settore mantenendo la possibilità di alzare i prezzi delle corse quando vuole».

Il Comune aveva tentato di riordinare il settore con un’ordinanza specifica, nel luglio 2013, ma la leggina è stata contestata dai noleggiatori e sospesa dal Tar: l’udienza sarà il 23 aprile. Bisogna soffermarsi su questo punto per inquadrare l’agitazione crescente dei tassisti. Se i giudici accogliessero definitivamente il ricorso, a quel punto le regole salterebbero e le società digitali avrebbero campo libero. Per questo i sindacati pretendono dal Comune di ritirare l’ordinanza e approvare un nuovo testo prima del pronunciamento del Tar. Il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris s’è detta disponibile al confronto. L’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran condivide le ragioni dei tassisti («I riferimenti della legge del 1992 non sono rispettati da Uber»), ma considera spuntata un’azione di regolamentazione esclusivamente locale: «Se non si aggiornano le norme nazionali si lasciano tassisti ed enti pubblici ad affrontare da soli i problemi».

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