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Costi auto in Europa: italiani pagano più di tutti

Articolo del: 21/01/2013


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Quanto è costata l'auto agli italiani nel 2012? Tra benzina, assicurazione, bollo e manutenzione, avete idea di quanto abbia inciso nel bilancio familiare la gestione di una semplice automobile? Certo, ognuno vive di esperienze proprie - e un calcolo preciso e generale non è facile a farsi, almeno non da tutti. ACI e Censis ci hanno provato, e sono stati addirittura capaci a confrontare l'italica spesa con quella dei nostri colleghi europei. I risultati? Ovviamente desolanti.

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Secondo lo studio condotto, la spesa che ogni proprietario ha dovuto affrontare sfiorerebbe i 3.500 Euro l'anno, ben 1.500 in più di quanto si sborsa - mediamente - nel resto del Vecchio Continente. Ma come si arriva a questo risultato? Facile: tutte le voci di spesa degli automobilisti sono aumentate sensibilmente, partendo dai carburanti e finendo con le assicurazioni.

Iniziamo dai combustibili, che nel 2012 sono aumentati del 15% e nell'ultimo biennio addirittura del 25%. Secondo l'Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, questo si traduce in maggiori spese comprese tra 300 e 360 Euro, a seconda di auto a benzina o diesel. E' ovvio che un ritmo del genere sia insostenibile. Basti pensare che ci sono voluti 20 anni (tra il 1990 e il 2010) per avere un aumento del costo dei carburanti del 96%, a fronte di una crescita dei prezzi al consumo del 72%.

Purtroppo per gli automobilisti, la "lista della spesa" non si limita solo a questo e non è un segreto che anche i prezzi di assicurazioni e autostrade siano aumentati. Sempre utilizzando i dati di Federconsumatori, scopriamo che per transitare sulle arterie stradali veloci abbiamo dovuto pagare circa 53 Euro in più rispetto al 2011. Anche per stipulare la – obbligatoria – polizza RCAuto l'esborso è stato maggiore nel 2012: in media 78 Euro in più dell'anno precedente. Facendo un confronto sul solito periodo 1990-2010, l'aumento dei premi assicurativi è stato del 149,1%, più del doppio rispetto all'inflazione.

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A cosa è dovuta questa impennata dei costi? Sicuramente le tensioni internazionali hanno avuto un certo peso, con quotazioni del petrolio ai massimi per lunghi periodi. Come se non bastasse, la crisi ha costretto a mettere mano al sistema delle "accise" sui carburanti, da sempre il modo più semplice per "far cassa"; sempre di nuove ne sono state introdotte nel corso degli anni, aggiungendole alle altre (molte) già presenti. La lista è lunga e comprende tassazioni per le guerre coloniali vecchie di 80 anni, terremoti, alluvioni e sciagure varie; facendo la somma, vien fuori che il totale che spetta allo Stato (IVA compresa, ovviamente) sia circa il 60% del prezzo di un litro di carburante. Ma è così anche all'estero? In parte sì, anche se ci sono casi dove questi sacrifici sono bilanciati con qualcos'altro: in Germania, ad esempio, per gli automobilisti esiste la Pendlerpauschal, ovvero una detrazione fiscale (con rimborso chilometrico) riguardante il percorso casa-ufficio: calcolata su cinque giorni la settimana, è pari a circa 30 centesimi di Euro per Km percorso. Un'idea del genere potrebbe funzionare anche da noi?

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