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Il progetto sarà completato nel 2009, con 300 stazioni e 5 mila biciclette Bike sharing, boom di iscritti. Lite sulle piste Si parte venerdì prossimo: pronte 65 stazioni, già 252 gli abbonati. Ciclobby: ciclabili insufficienti. Croci: non sono indispensabili

Articolo del: 21/11/2008
Autore: Armando Stella

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Gli iscritti, a una settimana dal via, sono già 252 e crescono a una media di 80 al giorno. Lo slogan dice «Nasce un nuovo mezzo pubblico: la bicicletta» e i milanesi hanno battuto sul tempo pure la pubblicità. Il bike sharing parte il 28 novembre con 65 stazioni e 800 bici nei Bastioni. I modelli sono europei: Lione, Parigi, Barcellona. E il sistema collaudato: card elettroniche, tariffa annuale da 25 euro, primi 30 minuti gratuiti e 50 centesimi ogni mezz'ora successiva (fino a un massimo di due ore). È la «fase 1» di un progetto che sarà completato nel 2009.

Ma è vigilia di polemiche: il Piano della mobilità ciclistica, annunciato oltre un anno fa, non passerà in giunta. Resta un documento d'indirizzo, accanto al piano triennale delle opere, e i suoi provvedimenti attuativi (piste, percorsi...) saranno approvati di volta in volta da sindaco e assessori. «Brutto segnale politico, un passo indietro» attaccano le associazioni. Per i Verdi è ormai è chiaro: «Ha vinto il partito dell'auto».

Si chiama BikeMi e va letto come un invito. Inforcami. Biciclettami. Il Comune spera in un «assalto» ecologista che liberi il centro da altre auto, affianchi Ecopass e rafforzi il sistema dei mezzi pubblici. Qualcuno, a Porta Genova, ha capito male e ha già danneggiato la rastrelliera. Atm e ClearChannel, che gestiscono l'operazione, hanno messo in conto un tot fisiologico di furti al debutto. Si vedrà. Le stazioni, per ora, non hanno telecamere: saranno sorvegliate da addetti e vigili urbani. Bici in condivisione, questo è il concetto. «L'80 per cento dei milanesi vuole pedalare» e così il Comune spinge un uso veloce. Tempi e percorsi brevi.

S'inizia con una sola tariffa annuale da 25 euro e a gennaio arriveranno i ticket settimanali (6 euro) e giornalieri (2,5 euro). Le regole sono nel kit che viene consegnato dopo l'iscrizione (su bikemi.com e negli Atm Point): il servizio è attivo delle 7 alle 23, la tessera elettronica per sganciare e riagganciare la bici è personale e non trasferibile, non si può tenere la bici per più di due ore di seguito (pena la sospensione della card al terzo sforamento), l'assicurazione copre solo i mali tecnici e non gli incidenti, il gestore sa sempre chi sta usando il tal ferro e riscuote 150 euro di penale se non lo restituisce entro 24 ore.

Si parte il 28, dunque. A dicembre le stazioni saranno più di cento e 1.300 le bici. L'obiettivo, per il 2009, è l'installazione di 300 stazioni con oltre 5 mila due ruote dentro e fuori la Cerchia (con particolare attenzione alle università). L'investimento complessivo è di 5 milioni di euro finanziati dallo Stato (di cui 1,7 per lo start up). «Il bike sharing cambierà le abitudini dei milanesi» sostiene l'assessore alla Mobilità, Edoardo Croci. Da ieri la città e tappezzata dalle pubblicità, slogan del tipo «Hai voluto l'auto? Adesso pedala» e «Tira la volata all'ecologia ».
Sì, «ma dove?», ribattono da Ciclobby: le piste sono insufficienti, una rete dissestata di moncherini. Replica Croci che nuovi percorsi sono stati realizzati nel 2009 e altri si faranno: «I chilometri totali saliranno a 120 nel 2011 e a 250 nel 2015». Ma precisa: «Per un buon bike sharing non sono indispensabili le piste ciclabili». È il nodo dello scontro. Dopo le polemiche nella maggioranza sullo stop alle piste in centro, da ieri è ufficiale che il Piano della mobilità dolce non sarà approvato in giunta.

Sarebbe stata proprio Letizia Moratti a indicare questa strada e la segreteria avrebbe dato il via libera. L'obiettivo? «Evitare altre fratture nella maggioranza» sostengono Maurizio Baruffi ed Enrico Fedrighini, consiglieri dei Verdi: «Sul tema sono emerse tutte le contraddizioni della giunta, mentre i milanesi chiedono più mobilità ciclistica». E «preoccupato» è anche Eugenio Galli, presidente di Ciclobby: «Avevamo collaborato al piano, ma così la giunta non si assume una responsabilità chiara. Vengono a mancare certezze sui progetti e sui tempi».

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