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Via Sarpi, Ztl bocciata da tutti

Articolo del: 21/11/2008
Autore: Sabrina Perez

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- Cinque favorevoli e novantadue contrari. Gli esercenti di Paolo Sarpi, grossisti cinesi e italiani al dettaglio (questa volta non fa differenza), sono compatti e della zona a traffico limitato non ne vogliono nemmeno sentir parlare. È un no secco, infatti, quello dei negozianti che a soli 4 giorni dall’introduzione del provvedimento antitraffico lamentano un calo degli affari del 90%.




"Ci stanno strozzando – si arrabbia Cesare Ghidini, titolare del bar 'La Torrefazione' –. Oggi siamo ai minimi storici". Sotto accusa non la riqualificazione del quartiere, che sta a cuore ad esercenti e residenti, bensì la modalità scelta dall’amministrazione comunale per promuovere questa valorizzazione. "Un disastro – sbuffa Palmira Izzo, titolare della gelateria, creperia 'Pinguino Blu' –. Basta dare un’occhiata fuori per capire come siamo delusi. Tolti i vigili, la strada è semideserta. E se non faranno qualcosa per rimediare a questo disastro sarà sempre peggio".




"Di sera poi non passa nessuno – continua la titolare –, c’è il vuoto assoluto. Di solito chiudiamo verso l’una di notte ma di questo passo sarà inutile anche fare tanti straordinari. Questa via non somiglia affatto alla vecchia ed elegante Paolo Sarpi. Non è più appetibile e ora che l’hanno perfino chiusa al traffico, fatta eccezione per i residenti, non ci si può certo aspettare che la gente ci arrivi per una bella passeggiata pomeridiana".




Nel mirino dei commercianti anche la soppressione dei mezzi pubblici e l’insufficienza dei posti auto. Due ulteriori problemi che, scoraggiando l’afflusso di clientela, contribuiscono ad affossare il commercio della Chinatown milanese. "Parcheggiare qui è un incubo – spiega Palmira –. E ogni mattina devo scegliere se rischiare di prendere la multa o se aprire in ritardo il negozio. Non ho diritto ad avere il pass perché non abito in zona. Questo non è pazzesco? La bellezza di una via non si rapporta al traffico, piuttosto alla qualità delle attività che la caratterizzano. E vista la qualità dei negozi che ci circondano mi sembra perfino superfluo dire che avrebbero dovuto pensarci prima, ora è tardi".




Poco passaggio e poco incasso. Negozi vuoti, commesse annoiate dietro al bancone. C’è chi cerca un po’ di compagnia nel telefono, chi esce dal negozio per andare a trovare un amico poco più avanti. "Tanto in negozio – sorride amareggiato Giovanni dell’enoteca 'Cantine Isola' non entra nessuno –. Lo vede siamo tutti qui fuori, purtroppo non abbiamo niente di meglio da fare. Non si lavora".




"I grossisti cinesi non se ne andranno – gli fa eco Maurizio Italia della boutique Gianni Italia –. A pagare le pene di questa soluzione saremo noi italiani. E così al posto delle botteghe artigianiali, a conduzione familiare, apriranno altri spazi all’ingrosso". Rabbia e frustrazione. E se la zona a traffico limitato, è fuori da ogni dubbio, scontenta tutti, l’isola pedonale invece sembra raccogliere qualche consenso in più. Specialmente tra gli esercenti italiani, che intravedono in questo progetto la chance di riqualificare concretamente il quartiere.



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