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I risultati sull'ultimo numero di «Epidemiologia e prevenzio­ne»

Gli scienziati: «Smog, Ecopass inutile.

Dati fuorvianti sulla salute»

L'analisi del caso Milano: va meglio per il traffico, ma per l'inquinamento nessuna variazione apprezzabile

Articolo del: 28/05/2009
Autore: Gianni Santucci

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MILANO - Partono da una buona noti­zia: «La riduzione dell’inquina­mento negli Usa ha comporta­to un considerevole migliora­mento della speranza di vita». Messaggio, che riecheggia lo slogan elettorale del presiden­te Obama: «Si può fare». Poi però si passa alle «notizie così così», che arrivano da Milano. Dove, dopo l’introduzione del­l’Ecopass, «non è stata apprez­zata l’auspicata diminuzione dell’inquinamento». E, forse ancor peggio, non c’è stata una reale valutazione di effica­cia sulla salute degli abitanti. «Senza questa valutazione, po­tenzialmente già inserita nel programma di attuazione del­la misura, si millanta credito e si imbrogliano i cittadini».


L’analisi del «caso Milano» è il cuore dell’ultimo numero di «Epidemiologia e prevenzio­ne», la rivista scientifica che rappresenta la voce dell’epide­miologia in Italia. Una delle premesse, nella serie di articoli, è che l’Eco­pass ha «indubbi meriti ogget­tivi per quanto riguarda il messaggio educativo e gli ef­fetti sulla circolazione strada­le». Sull’inquinamento però il discorso è diverso. Già l’espe­rienza della congestion charge di Londra dimostra che il calo dell’inquinamento è impercet­tibile. Il Comune di Milano, a livello di marketing politico, ha puntato però moltissimo sulla riduzione dello smog, parlando di un meno 30 per cento (di solito senza spiegare che quella riduzione riguarda solo le emissioni di scarico delle auto e solo l’interno del­l’area Ecopass).


I calcoli dimo­strano invece che, consideran­do nel complesso la città, la ri­duzione sarebbe marginale, «pari allo 0,77 per cento». Seguono i risultati di uno studio pilota sull’Ecopass di Giovanni Invernizzi e Ario Ru­precht, che hanno fatto una se­rie di percorsi dentro e fuori l’area Ecopass con una centra­lina portatile. Obiettivo: verifi­care se ci sono differenze tra dentro e fuori. I risultati «sug­geriscono che tale provvedi­mento non sia in grado di pro­durre variazioni apprezzabili nei livelli d’inquinamento, a conferma della necessità di in­terventi strutturali su scala più ampia». Messaggio, sottin­teso: bisogna fare di più per ri­durre lo smog.


Molto più grave è invece la diffusione, da parte del Comu­ne, di «dati fuorvianti» sui be­nefici dell’Ecopass per la salu­te dei milanesi. La campagna pubblicitaria di Palazzo Mari­no a fine 2008 parlava infatti di un meno 2,5 per cento sui ricoveri per malattie respirato­rie. Da dove viene quel dato? Nel report sui primi 11 mesi di Ecopass il Comune ha inse­rito uno studio dell’ospedale San Paolo sulla relazione tra malattie respiratorie dei bam­bini e livelli di smog (leggi il commento di Sergio Harari). Quel la­voro non è però una ricerca scientifica, ma semplicemen­te un abstract presentato a un congresso. E diceva soltanto: meno smog, meno malattie (una relazione ormai assodata da oltre un decennio). A que­sto punto è accaduta una cosa strana: il capitolo dedicato a «effetti sulla salute» è sparito dal report definitivo su 12 me­si di Ecopass. Ultima nota: dal 2009 il Co­mune non pubblica più sul suo sito neanche le relazioni mensili, che servirebbero a in­formare i milanesi su come stia andando il ticket anti­smog.



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