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Smog, domenica a piedi E non sarà l’ultima

Articolo del: 29/01/2010
Autore: Chiara Campo

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Ritorno al passato. Per combattere lo smog, Milano rispolvera le domeniche a piedi che non si ricordavano dal 25 febbraio del 2007. Dopo il vertice a tre con il governatore Roberto Formigoni e l’assessore ai Trasporti della Provincia, Giovanni De Nicola, il sindaco Letizia Moratti ieri ha annunciato il blocco del traffico tra due giorni, dalle 10 alle 18. La misura arriva dopo 18 giorni di Pm10 off limits e una settimana di veleni e polemiche. La Regione ha lasciato mano libera ai Comuni, hanno scelto questa via Milano e Bergamo, Varese ha optato per due weekend a targhe alterne, oggi la Provincia convoca i 161 sindaci per cercare di estendere il blocco e quindi i risultati. Nel capoluogo la lista delle deroghe verrà fissata oggi ma dovrebbe rimanere più o meno la stessa del (via libera a medici, ministri del culto, taxi, a mezzi ecologici, elettrici, a metano e gpl), con qualche restrizione in più: ad esempio, niente permesso ai cortei dei matrimoni, potranno circolare in auto solo gli sposi, parenti e amici raggiungeranno la chiesa in metrò. Possono contare (almeno) sul potenziamento dei mezzi messo in campo da Atm: corse aumentate fino al 50% sia in superficie - 120 tram e bus in più, per 1.900 corse straordinarie - che per le tre linee della metropolitana, dove circoleranno 21 treni in più. Rinforzato anche il bike sharing. Il sindaco ha dato una stretta anche ad Ecopass: da lunedì pagheranno 5 euro anche i 14mila diesel senza filtro che ogni giorno entrano gratis almeno fino ad aprile. Da ora l’esenzione sarà sospesa dopo 20 giorni consecutivi di smog, e finché i livelli non scenderanno sotto la soglia dei 50 microgrammi al metro cubo per almeno tre giorni. Il Comune accoglie anche l’invito della Provincia a testare un aumento del lavaggio strade, verrà fatto su 5 chilometri di vie ma quando le temperature si alzeranno. Di tutte le misure «togliere la deroga al ticket è quella che darà maggiori risultati», è convinta la Moratti che da giorni difendeva la via delle misure strutturali, e ora ha ceduto anche a quelle di emergenza. Milano e la Lombardia «non sono affatto la maglia nera dell’inquinamento» tiene a ribadire Formigoni, che di un’allergia ai blocchi domenicali non ha mai fatto mistero. Ora fa buon viso e ammette che «è un invito a riflettere sul fatto che si può andare anche a piedi, in bici o con i mezzi, o mettere una maglia in più e abbassare il riscaldamento in casa». Ieri intanto ha raddoppiato da uno a 2 milioni i fondi ai Comuni per aumentare i controlli delle caldaie e del divieto di circolazione per i mezzi più inquinanti.

Anche il vicesindaco Riccardo De Corato non si sbilancia sui benefici («in qualche caso lo smog è persino aumentato») e anche se assicura che «la salute non ha prezzo», ammette che i costi previsti per gli straordinari di vigili e mezzi saranno elevati e incrocia le dita: «Speriamo che piova». Ma non esclude che «dopo questo blocco possano seguirne altri». Il Codacons chiede al prefetto di bloccare il traffico tutte le domeniche almeno fino al 15 aprile, le «mamme antismog» confermano per domani il presidio «Un minuto di tosse» davanti a Palazzo Marino, il Pd li definisce «microprovvedimenti». Anche il capogruppo della Lega Matteo Salvini bolla il piano come «un’aspirina per curare la broncopolmonite» e conferma nel weekend il referendum in piazza su targhe alterne e chiusura del centro, anche se De Corato gli ricorda che fu proprio il sindaco del Carroccio Marco Formentini a riaprirlo alle auto spegnendo il tentativo di Pillitteri. Salvini replica: «Riconosciamo dopo 17 anni l’errore e vogliamo recuperare».

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