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Elusi i controlli di Comune, vigili del fuoco e Soprintendenza
Scandalo dei box sotterranei
«A giudizio tecnici e imprese»
La vicenda giudiziaria di piazza Bernini. Il pm: falsi documenti per realizzare abusi edilizi

Articolo del: 09/03/2011
Autore: Gianni Santucci

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MILANO - L'autorizzazione dei vigili del fuoco ottenuta presentando progetti falsi. Il permesso di costruire concesso dal Comune in base a quel primo «inganno», quindi non valido. E infine i lavori veri e propri: partiti anche se viziati da quella serie di atti e permessi illegittimi. Conseguenza: cantieri non in regola né con le norme antincendio, né con i vincoli per la protezione del paesaggio. La Procura ha chiuso le indagini sul parcheggio sotterraneo in piazza Bernini, in zona Città Studi. E ha chiesto il processo per il presidente, il legale rappresentante e il progettista della Cooperativa Città studi nuova, legata alla So.in.so. (galassia milanese delle coop rosse). È il primo filone di indagine sui parcheggi sotterranei di Milano che finisce di fronte a un giudice. Sarà il gip, il 5 aprile prossimo, a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio.

È una storia simbolica, quella di piazza Bernini. Il grande business dei parcheggi sotterranei (oltre 200 progetti) che il Comune ha deciso di realizzare sotto parchi e strade milanesi ha inglobato quel piccolo gioiello architettonico nel 2006. Nel 2008 la Regione ha rinnovato la «dichiarazione di interesse pubblico e paesaggistico». Ma nonostante questo vincolo, e ignorando il lavoro della magistratura, il Comune ha fatto di tutto per chiedere all'azienda di adeguare i progetti e ripartire con i lavori. Risultato: da tre anni la piazza è sventrata, alberi e piante sono stati abbattuti, lo spazio è «sequestrato» dietro le transenne. «È ora di restituire piazza Bernini ai cittadini», spiega la consigliera di zona dei Verdi, Mariolina De Luca.

Nella sua richiesta, il pm Paola Pirotta ricostruisce il balletto di carte che sta dietro la costruzione del parcheggio. Secondo la Procura, nel 2006 l'azienda ha ottenuto il parere di conformità dei vigili del fuoco (un documento fondamentale per poter costruire) «rappresentando falsamente lo stato di fatto» e «inducendo in errore (i pompieri, ndr) sulla superficie dell'autorimessa». In sintesi: hanno presentato disegni diversi dal progetto reale per ottenere un'autorizzazione che altrimenti non avrebbero mai avuto. L'anno successivo il costruttore avrebbe «indotto in errore il Comune» con disegni diversi da quelli esaminati dai vigili del fuoco. Progetti quindi «in violazione della normativa antincendio». Conseguenza finale: i lavori sono partiti «in assenza di un valido titolo, stante l'illegittimità del permesso a costruire», quindi violando sia le leggi sulla sicurezza, sia quelle sulla tutela ambientale.

La vicenda giudiziaria di piazza Bernini contiene infine un passaggio che mette il Comune in un ruolo ambiguo e inafferrabile. Nelle carte della Procura, Palazzo Marino è vittima dei falsi, «persona offesa» dall'ipotizzato reato. Quello stesso Comune che, poco più di un mese fa, chiedendo di tenere pulita la piazza spiegava: «La città non può più aspettare. Entro febbraio pretendiamo dei progetti corredati di tutte le autorizzazioni necessarie, per dare avvio al più presto alle opere». In sintesi: la magistratura chiede il processo per danni contro il Comune/vittima; nello stesso tempo il Comune/committente continua a trattare con l'azienda (presunta truffatrice) per far riprendere i lavori ottenuti ingannando lo stesso Comune.

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