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Marciapiedi stretti e vetture in sosta
le nuove piste ciclabili sono un flop
Viaggio sui percorsi 'soft'. Da via Padova a via Francesco Sforza una sequenza di passaggi
difficili e cartelli spesso cervellotici: senza vere delimitazioni, pedalare diventa un'avventura

Articolo del: 07/04/2011
Autore: LUCA DE VITO

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Nessuno, nel quartiere, immaginava una cosa così. Le ciclabili sul marciapiede — la “viabilità mista” proposta dal Comune tra via Padova e Turro — dovrebbero essere un esempio per il futuro. Ma il risultato, per ora, è stato solo quello di lasciare i residenti sbigottiti. Presentato il 4 marzo, non era chiaro cosa fosse quel «progetto sperimentale per un circuito ciclopedonale di collegamento tra la pista di via Padova e l’itinerario della Martesana». Per capirlo, oggi, basta tendere l’orecchio a una conversazione tra due signore in piazza Governo provvisorio, mentre indicano le sagome di biciclette in vernice gialla dipinte sul marciapiede. «E quelle che cosa sarebbero, corsie ciclabili? Ma ci prendono in giro?».

Il viaggio sulle ciclabili 'soft'

Strette, tortuose e raffazzonate. Procedendo lungo il percorso che collega la rotonda di via Giacosa alla Martesana, le corsie ciclabili disegnate dal Comune sono un serpente che si snoda tra marciapiedi, pali e gradini. L’assessore all’Urbanistica Carlo Masseroli, in una lettera indirizzata ai residenti, scrive: «Un nuovo modello di condivisione di spazi poco utilizzati dai pedoni per portare sotto casa sua la possibilità di raggiungere in sicurezza la rete ciclabile cittadina». Ma più che creare uno spazio adeguato al passaggio di una bicicletta, sembrano strisce di vernice che si modellano sul paesaggio urbano.

Qualche esempio. Subito dopo il sottopassaggio che dà su via Pontano, arrivando da via Morandi, la pista passa su un marciapiede strettissimo dove anche un pedone farebbe fatica a camminare. In un tratto di un metro di larghezza circa, uno “scivolo” di asfalto steso di recente cerca di annullare l’effetto scalino. Passare con una bicicletta in quel punto, però, è praticamente impossibile e infatti chi pedala da quelle parti si guarda bene dal farlo.

Che il progetto del Comune di mobilità soft rischi di avviarsi a un mezzo flop si capisce da altri due tentativi di ciclabile, quelli in via Sforza e in via Vittor Pisani sul lato est. In entrambi i casi il pericolo per i ciclisti è sempre dietro l’angolo: l’assenza di gradini o cordoli di protezione fa sì che auto e scooter superino di continuo la linea gialla — teoricamente invalicabile — rendendo di fatto inconsistenti i vantaggi di un tratto di strada dedicato alle biciclette. In Vittor Pisani, poi, la corsia è usata regolarmente come spazio di sosta indisturbata dalle auto e dai furgoncini che scaricano merci. E all’altezza di Giannino, il ristorante dei vip, il destino di chi pedala è finire in mezzo alla strada o pedalare sul marciapiede per evitare i rischi.

I lavori sull’altro lato di Vittor Pisani e i collegamenti fino a corso Venezia — passando dai Bastioni — non sono ancora conclusi. Stesso discorso per la pista nella cerchia del Naviglio Carducci, De Amicis, Francesco Sforza eccetera ancora in fase di completamento. La sensazione, però, è quella di uno sprint in zona Cesarini e dopo cinque anni di vuoto. «Manca una visione di insieme — dice Eugenio Galli, presidente di Ciclobby — le aree ciclabili a Milano sono ancora troppo spezzettate». Il “patto sociale” tra pedoni e ciclisti, poi, è un esperimento che arriva in fretta e furia sotto elezioni ma che non può avvenire senza criterio: un conto, aggiunge Galli, «è far passare le bici dove ci sono marciapiedi larghi e pochi pedoni. Un altro se le corsie vengono dipinte dove non ci sono spazi». Come accade, appunto, in via Giacosa.

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