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Il caso Ciclobby: faremo ricorso. La «vittima»: accanimento contro chi va sulle due ruote
Tre infrazioni all'incrocio. Supermulta al ciclista che passa col giallo in Melzi d'Eril
Verbale da 345 euro e via 6 punti dalla patente. Luca Lillo, designer, 32 anni: «Milano si accanisce coi ciclisti»

Articolo del: 08/04/2011
Autore: Armando Stella

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MILANO - «Se non è accanimento questo...». Tre infrazioni allo stesso incrocio, due verbali, 345 euro di multa, sei punti della patente persi in un semaforo e amen, è la legge, ma il «rimbrotto» dei carabinieri gli è sembrato eccessivo: «Ha combinato un bel "casino", lo sa?». Addirittura. Luca Lillo stava pedalando in via Melzi d'Eril, è passato «col giallo», ha cercato di «liberare velocemente l'intersezione». S'è visto le auto addosso, oddio, panico: «Devo muovermi». Di là. Ha svoltato a sinistra, in via Cesariano: senso vietato. È stato rincorso e fermato dai militari del nucleo Radiomobile: «Si rende conto?». Lillo, 32 anni, abbonato al bike sharing, casa-ufficio sempre in bici, o in tram, mai con l'auto, svicola gli ingorghi, non inquina e sì, si rende conto: «Gli automobilisti detestano i ciclisti. E Milano non li aiuta».

Il giallo di via Melzi d'Eril è un classico del genere noir: strade maledette, come sopravvivere nel traffico. Gli uni contro gli altri: automobilisti, centauri, ciclisti, pedoni. Gli utenti forti e i deboli. Uniti, nel torto e nella ragione, finché un vigile li separi. Che ne pensa, Lillo? «Per noi ciclisti continua a non esserci comprensione - risponde -. Tutti dicono di usare la bicicletta, poi guarda che ti succede».
Lillo s'è trasferito a Milano da Bari, lavora come designer in un'agenzia di via Canova. Il 23 marzo, erano le 8 di sera, ha prelevato una bici alla rastrelliera del BikeMi e si è diretto verso casa: «Il semaforo era giallo, ne sono sicuro. Per altro: se fossi passato col rosso, sarei qui a raccontarlo? No. Mi avrebbero steso». Gli è stato contestato il contrario: 154 euro per aver «bruciato» il semaforo, altri 152 per aver imboccato una strada contromano (via Cesariano), più 39 euro perché pedalava con gli auricolari del cellulare (da codice: «Cuffiette sonore») nelle orecchie.

Tre multe, che stangata: «Io posso anche aver torto, ma questa storia è allucinante. Non è stato un trattamento sproporzionato?». Dice Lillo: «Non pagano 345 euro di multa le macchine che mi sfrecciano accanto a 80 orari». Ribadisce: «Non si beccano una sanzione da 345 euro gli automobilisti che parcheggiano in seconda fila incuranti del fatto che un ciclista, nell'istante in cui incontra una macchina con le quattro frecce, deve esporsi nella parte più pericolosa della carreggiata, quando preferirebbe giustamente proseguire vicino al marciapiede». E conclude, amaro: «Non vedo proprio dove sia la tanto sbandierata attenzione di Milano nei confronti dei ciclisti».

È un designer, un artista, cosa s'inventerà adesso? «Contesterò i verbali. Sono sfiduciato, ma non mi arrendo». Ciclobby gli garantirà assistenza legale: «Ci proviamo». La linea difensiva è pronta: «I ciclisti non possono circolare sui marciapiedi. Percorrono strade dissestate, ballano sul porfido, rischiano la vita sui binari del tram. E il Comune? Vuole ridurre il traffico, giusto, e poi emargina chi rinuncia all'auto. Dà il bike sharing, ma non le piste riservate: è come se un concessionario vendesse le macchine in una città senza strade. Assurdo». Ma Lillo, si rende conto? La strategia difensiva è un atto d'accusa.

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