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Il prolungamento fino a San Siro sarà gestito da una società ad hoc, in pegno alle banche
Il Metrò 5 inciampa sui debiti
Il curatore fallimentare della Torno boccia l'aumento di capitale. Gli altri soci: si va avanti

Articolo del: 27/04/2011
Autore: Mario Gerevini

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È tutta in pegno alle banche la società che sta costruendo e gestirà per 27 anni la nuova linea 5 della metropolitana milanese. Dieci banche hanno in garanzia il 100% del capitale di Metro 5 (M5). L'equilibrio tra i soldi prestati dalle banche alla società e quelli sborsati dai soci è regolato rigidamente da un contratto. Ma il fallimento di uno dei soci fondatori, la Torno, ha creato pericolosi squilibri. E i curatori del fallimento si sono già scontrati con gli altri soci della M5 su alcune scelte strategiche.

Privati ma pubblici- Oggi con l'ultimo aumento di capitale appena chiuso l'assetto azionario della Metro 5 vede il gruppo Finmeccanica al 31,9% (con le controllate Ansaldo Sts e Ansaldobreda), Astaldi al 31% del capitale, la municipalizzata milanese Atm 20%, Alstom Ferroviaria 9,4%, Torno 7,7%. Considerando che Finmeccanica è controllata dal ministero dell'Economia, la maggioranza è saldamente in mano pubblica. Ma tutto è in pegno alle banche. Metro 5 è la concessionaria di un'opera valutata all'inizio oltre 500 milioni di euro, finanziata con risorse pubbliche e per il 40% con il contributo della stessa società che in cambio avrà in gestione i primi 27 anni della nuova linea. La tratta originaria, e ormai in fase avanzata di realizzazione, è quella Bignami-stazione Garibaldi (6 chilometri con 9 stazioni). Ma il Comune con la convenzione dello scorso febbraio ha affidato a M5 anche il prolungamento per lo stadio San Siro, ovvero ulteriori 7 chilometri con 10 stazioni e altri 872 milioni di investimento. I treni saranno automatici, senza macchinista a bordo. Il tutto dovrà essere completato per l'Expo 2015.

Pegno per 10 banche - Intanto le 10 banche finanziatrici hanno in garanzia, pro-quota, tutte le azioni di M5. Sono Mediobanca, Unicredit, Montepaschi, Centrobanca (gruppo Ubi), Cassa depositi e prestiti, Bnl, Dexia-Crediop, Société Generale, Westlb, Credit Agricole. Cinque italiane e cinque straniere.

La mina vagante - Dall'estate scorsa c'è una mina vagante che gira intorno a M5. È la Torno, socio fondatore, gruppo di costruzioni fallito a novembre 2010. Nei mesi scorsi per un finanziamento che doveva arrivare dai soci si è creata una situazione pericolosa nei rapporti con le banche: Torno non pagava, la società minacciava azioni giudiziali e si rischiava di «bucare» i parametri di leva, ovvero il rapporto tra i soldi messi dalle banche e quelli dei soci. A fatica si è comunque arrivati alla convenzione con il Comune nel febbraio 2010 per il prolungamento a San Siro. Anche se, per la verità, secondo documenti riservati, la deadline per non incorrere in ritardi nell'ultimazione delle opere doveva essere tassativamente il 30 novembre 2010.

La convenzione prevede che per il prolungamento venga costituita ad hoc una società di progetto. Che però va capitalizzata. Per questo i soci di Metro 5 decidono di aumentare il capitale da poco meno di 30 a 50 milioni. Il rappresentante di Torno non ci sta: è l'uomo indicato dal giudice fallimentare. In una riunione formale dei soci di M5 vota contro la costituzione della società per gestire il prolungamento Garibaldi-San Siro e minaccia di impugnare la delibera. L'aumento di capitale però passa e da pochi giorni è nata la nuova società per il prolungamento da 872 milioni: «Metro 5 Lilla». A fatica, ma M5 procede.

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