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Milano vota il verde, il problema adesso è darglielo
I cinque referendum comunali per la qualità dell’aria, la mobilità e il verde hanno abbondantemente superato il quorum del 30% già dal primo giorno di votazione. Cosa farà ora Palazzo Marino? E quale futuro per l’Ecopass?

Articolo del: 13/06/2011
Autore: Michele Sasso

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I cinque referendum sull’ambiente di Milano per la qualità dell’aria, la mobilità e il verde hanno abbondantemente superato il quorum del 30% (oltre il 48% il dato definitivo) già dal primo giorno di votazioni. Cosa succederà ora in una delle città più inquinate della Pianura Padana e dell’intera Europa? Per Edoardo Croci (ex assessore all’Ambiente e presidente del Comitato MilanoSìMuove , che ha promosso i cinque quesiti comunali con Enrico Fedrighini e Marco Cappato) «è una vittoria della città che riesce a innescare un processo di trasformazione virtuoso», ma soprattutto i milanesi hanno mostrato consapevolezza per uno dei problemi più sentiti: la qualità dell’ambiente di Milano.

Ora inizia un processo articolato e complesso: il referendum, previsto dallo Statuto del Comune (articolo 11, comma 3), è infatti solo consultivo, come strumento di iniziativa popolare in mano ai cittadini per proporre indirizzi e scelte su temi di competenza comunale. La palla ora passa al Consiglio Comunale che dovrà tracciare le linee guida e di azione politica con una mozione di indirizzo entro 60 giorni dalla proclamazione del risultato. Concretamente ci saranno i primi interventi non prima di questo autunno: per raggiungere gli obiettivi che si è proposto il referendum ci vorrà l’intero mandato della nuova Giunta. Un passaggio di consegne tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia che hanno sostenuto entrambi i cinque Sì comunali per l’ambiente.

Secondo i promotori di MilanoSìMuove, «I cittadini possono dare con la partecipazione popolare un indirizzo chiaro diretto alla nuova amministrazione, saltando l’intermediazione di partiti e lobby: elemento che può costituire un freno o ritardo allo sviluppo di questa trasformazione sostenibile che riguarda temi primari come l’ambiente e la salute».
Già, perché l’Ecopass fortemente voluto dall’ex assessore Croci è stato affossato prima di tutto dai veti incrociati della maggioranza di Palazzo Marino, Pdl e Lega in primis, ed è stato motivo di scontro (e confusione) anche durante i 14 giorni di ballottaggio tra la Moratti e Pisapia.

Il punto più importante e controverso sarà ora capire che fine farà l’Ecopass, la tassa d’ingresso voluta dalla giunta Moratti e mai decollata e potenziata: quesito referendario che ha registrato l’affluenza minore (48,99% contro il 49,08% del quinto, che prevede la risistemazione della Darsena come porto della città). L’obiettivo del primo referndum comunale è la riduzione del traffico e dello smog attraverso il potenziamento dei mezzi pubblici, la pedonalizzazione del centro e soprattutto la trasformazione dell’Ecopass da pollution a congestion charge. Cioè tutti pagheranno il ticket, a prescindere dalla classe di inquinamento, con una maggiore estensione fino ai confini della cerchia ferroviaria di Milano, che abbraccia gran parte della città.

Con gli incassi previsti (60 milioni di euro all’anno) sarebbero possibili gli investimenti nella riduzione dello smog attraverso nuove piste ciclabili, aree pedonali e a traffico moderato (zone a 30 Km/h), bus di quartiere, corsie preferenziali per tutti i trasporti pubblici e il prolungamento dell’orario della metropolitana fino all’1.30 tutte le notti. Gli obiettivi sono ambiziosi e le aspettative sono alte per rendere Milano una città più vivibile e attenta all’ambiente.

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