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DOPO IL REFERENDUM
Maxi ticket e isole pedonali
la sfida col partito dell'auto
Dai seggi alla realtà: i nodi del piano a partire dai 100 milioni di euro necessari per realizzarlo
"Partiremo con le piste ciclabili e bus di notte". Ma bisogna scontrarsi con il no dei negozianti

Articolo del: 15/06/2011
Autore: ORIANA LISO

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Fare sintesi delle chiare indicazioni del voto dei milanesi, mettendo assieme i piani per la mobilità e l'ambiente già avviati, le annunciate contrarietà di categoria (dai negozianti ai tassisti) e le modeste possibilità finanziarie del Comune. Nei prossimi giorni - ed entro due mesi - Pisapia dovrà tradurre in un piano organico quei cinque sì barrati da quasi 500mila elettori. Assicura il neoassessore alla Mobilità, Piefrancesco Maran: "Coinvolgeremo i promotori dei referendum nella messa a punto di proposte operative sui temi toccati dai cinque quesiti". Ma, oltre che con i referendari, nei prossimi giorni il Comune dovrà confrontarsi con molti altri interlocutori.

I trasporti. Le prime riunioni sono previste a brevissimo: il Comune con Maran da una parte, Atm dall'altra. Insieme dovranno studiare il modo per "adattare" il piano triennale delle opere e degli investimenti, tenendo conto dei desiderata espressi dai cittadini con il primo dei cinque quesiti. I due temi su cui si faranno le prime valutazioni tecniche ed economiche sono l'estensione dell'orario del metrò fino all'1,30 ogni notte (al momento il progetto è invece di rinforzare solo alcune linee di superficie) e le corsie protette o preferenziali per tutte le linee di tram e bus entro il 2012. Assicura Maran: "Crediamo nella Milano immaginata dai referendum, ma dovremo tenere presente anche l'analisi dei conti del Comune: per questo partiremo con gli interventi meno onerosi, come l'estensione delle piste ciclabili e i mezzi pubblici di notte".

Le zone pedonali. Guglielmo Miani, presidente dei commercianti di via Montenapoleone, non ha dubbi: "Ho fiducia che il nuovo sindaco terrà conto delle realtà economiche della città: è impossibile esaudire quella richiesta". Si riferisce, il titolare della boutique Larusmiani, al primo punto del primo quesito, che chiede il raddoppio entro l'anno prossimo delle aree pedonali proprio a partire dal Quadrilatero della moda. "Via Montenapoleone non può diventare pedonale - dice - Il 25 per cento del fatturato dei turisti stranieri arriva da questa strada, e quel genere di clienti vuole venire in auto. Altrimenti andrà altrove". È certo, Miani, che "non saranno le auto eliminate nel Quadrilatero a risolvere il problema del Pm10" e che la chiusura al traffico si possa invece realizzare ottimamente per altre zone, "per esempio i Navigli". Per perorare la causa ha già chiesto di incontrare Maran e D'Alfonso, l'assessore alle Attività produttive.

Le contestazioni. Nella corsa alle promesse elettorali di fine maggio la Moratti aveva firmato un accordo con i tassisti: stop alle nuove licenze fino alla fine di Expo 2015. Ma quell'accordo non ha alcun potere vincolante per il nuovo sindaco, che invece dovrà trovare il modo di attuare una delle richieste referendarie: il potenziamento del servizio taxi con il ripristino della "seconda guida", non amata dai conducenti di auto bianche che lamentano gli effetti della crisi economica. Ma delle loro recriminazioni, come di quelle dei commercianti, il professore di Economia politica della Cattolica Andrea Boitani ha un'opinione precisa: "Il sindaco e la sua giunta hanno un'arma potentissima per fermare le proteste delle lobby: questa volta non si tratta di decisioni prese nel chiuso dei palazzi, ma di una richiesta certificata dal voto dei cittadini. È un mandato preciso che va rispettato".

Il futuro di Ecopass. In un risultato indubbiamente positivo, i cinque referendum registrano però una oscillazione che già porta polemiche, e che nelle decisioni future avrà comunque un peso: nell'80 per cento dei sì al primo quesito (quindici punti in meno degli altri) ha pesato di sicuro l'ipotesi congestion charge: in tanti, che magari vorrebbero più verde, la Darsena navigabile e le caldaie ecologiche, inorridiscono al pensiero di pagare cinque o dieci euro per entrare in città, come ipotizzato dagli stessi referendari pur con agevolazioni per i residenti. Pisapia, finora, ha sempre rinviato al dopo referendum le decisioni sul futuro di Ecopass, che scade il 30 settembre. "Sul tema si faranno tutte le valutazioni e si deciderà nei prossimi mesi" assicura Maran.

I costi. Per far sì che le indicazioni dei referendum non rimangano nel libro dei sogni, però, c'è bisogno di una copertura economica adeguata. I referendari hanno stimato, per ogni quesito, le necessità di spesa - in tutto 100 milioni di euro l'anno - e il modo per recuperare le risorse. Ma vale il vecchio adagio citato da Boitani: "Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca". Vuol dire che alcune delle strade indicate dai referendari - la vendita del patrimonio immobiliare pubblico, o i presunti introiti da oneri di urbanizzazione - difficilmente potranno bastare. Per questo, spiega il docente, bisogna guardare alle tre vie classiche: "Aumentare le tariffe, per esempio il biglietto Atm perché un servizio migliore costa di più, oppure aumentare le imposte, o ancora ridurre i costi rendendo più efficienti le strutture. In realtà la strada più praticabile è un mix delle tre opzioni".

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